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Saturday, May 2, 2020

Esami in Virtual Classroom

Il giorno 5 maggio a partire dalle 14:00 si terranno gli esami che erano previsti per la sessione di marzo scorso. Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.


Wednesday, May 27, 2020

Appelli di Giugno

01PIPMN     Storia delle cose. Anatomia e antropologia degli oggetti     
26/06/2020    08:00-10:30    Esami orali AULA VIRTUALE 


Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.



Tuesday, December 24, 2019

Le parole / i concetti

Ambiente / Ambient
Arte / Art
Artefatto  / Artifact
Artificiale / Artificial
Artigianato / Craft
Brevetto / Patent
Bricolage / Bricolage
Catalogo / Catalogue
Civiltà / Civilization
Comunicazione / Communication
Consumo Consume
Cosa / Thing
Cultura / Culture
Design / Design
Documento  / Document
Emblemi / Emblems
Esposizione / Exhibition
Fare / to make
Feticcio / Fetish
Industria / Industry
Innovazione / Innovation
Macchina / Engine
Memoria / Memory
Merce /  Goods, Commodity
Misura / Measure
Mito / Myth
Moda / Fashion
Museo / Museum
Narrazione / Storytelling
Norma / Standard
Oggetto / Object
Poesia / Lyrics
Progetto / Project, Design
Protesi / Prosthesis
Pubblicità / Advertisement
Rivoluzione / Revolution
Scatola / Box
Segno / Sign
Spazzatura / Garbage
Standard / Standard
Storia / History
Strumento / Instrument
Tassonomia / Taxonomy
Tecnica / Technology
Utensile / Tool

Thursday, November 7, 2019

Sulla normativa e sulla standardizzazione... (in Maurizio Vitta)

Nell’inglese del XII secolo la parola «standard» indicava lo «stendardo», ovvero l’insegna che raggruppava uomini d’arme. Poi divenne «esemplare di misura» e alla fine la usarono tutti per indicare la qualità tipica, normativa di un prodotto o di un procedimento. Cosí lo standard è diventato la versione banalizzata della Typisierung di Hermann Muthesius, che in essa si ridusse a un semplice criterio organizzativo della produzione. 

L’idea di una sublimazione del bagno e dei suoi annessi fa della desiderata riservatezza delle proposte progettuali e dell’obbedienza alla normativa igienico-sanitaria un semplice punto di partenza per costruire un clima di affabulazione, che va dalla trasformazione delle cabine della doccia in capsule spaziali o dei rubinetti che creano l’illusione di una mormorante sorgente alpina.

L’idea di un «prodotto» realizzato su ampia scala a partire da un unico prototipo e destinato a una consumazione di massa è presente in tutta la storia umana. Gli studi di Richter e Milner hanno posto da tempo in evidenza la forma standardizzata dei vasi comunemente usati nell’antica Grecia (e anche oltre), dovuta alle diverse funzioni del ricevere, contenere e versare liquidi piú diversi. Nell’antica Roma l’esercito veniva fornito d’armi prodotte in serie e fabbricate in numerosi collegia specializzati, dove dominavano efficienza e standardizzazione. Nel XVI secolo, l’opera di Rabelais, Gargantua e Pantagruele, ricorda la massa di oggetti prodotti in quel tempo, protagonisti di una vicenda in cui l’artigianato e la produzione in serie si frammischiavano...

Quando nel 1773 si mise fine a Milano al complicato sistema delle corporazioni, il provvedimento spazzò via una serie di secolari lacci burocratici, ma mise in evidenza una forte economia produttiva, che andava dalla produzione delle armi ai tessuti e all'oreficeria. Dopo pochi anni, le commesse dell’esercito napoleonico diedero vita in tutta l’Italia del Nord a una fiorente industria basata sulla standardizzazione dei prodotti, dalle divise agli armamenti.

Fu Hermann Muthesius, con le sue «dieci tesi» esposte all’inizio del XX secolo, a prospettare per la cultura progettuale – architettura e design, ancora strettamente intrecciati – una Typisierung, da intendere sia come standardizzazione formale, sia come unificazione stilistica delle singole componenti di un artefatto. Nelle sue tesi erano riassunte le linee direttrici per il futuro del Werkbund e del design in generale: prevalenza di forme standardizzate e tipizzate, lavoro di gruppo, produzione industriale di massa, rifiuto della ricerca artistica e della sua libera creatività, rifiuto dell’imitazione degli stili del passato.

Thursday, October 31, 2019

Un indice delle voci delle cose

Maurizio Vitta, Le voci delle cose, Torino : Einaudi, 2016

Indice
p. 3 Prologo
I. Il bisogno
10 1. L’Io, il Soggetto
13 2. Il bisogno delle cose
16 3- Oggetto, artefatto
19 4- Desiderio: epifania del design
23 5- Percezione
28 6. Il possesso e la perdita
31 7- Utente, usabilità
34 8. Femminile, maschile
37 9- Valore affettivo e valore sociale
40 10. Valore estetico e valore culturale
42 11. Il destino degli oggetti
44 12. Spettri
II. Il prodotto e la merce
53 1. Produzione, prodotto
56 2. Materia, materiali
59 3- Tecnologia, tecnica
62 4- La merce
64 5- Il prezzo
67 6. Il tipo e lo standard
69 7- Serie: grande, piccola
72 8. Qualità, quantità
75 9- Fordismo, taylorismo
77 10. Domestici, elettrodomestici, infodomestici
80 11. Packaging
82 12. Pubblicità
III. Design, designer
89 1. La forma degli oggetti
91 2. Design
95 3- Disegno industriale
98 4- Designer
101 5- Oggetto, oggetto d’uso
104 6. Oggetto di design
106 7- Progetto
109 8. Committenza
112 9- La firma, la moda, la copia
115 10. La scelta e la presenza
117 11. Norma, normazione, normatività
120 12. Perfezione, imperfezione
122 i3- Stile e maniera
125 14- Luce, design della luce
127 15- Exhibit design
130 16. Le varie facce del design
134 17- Filosofia del design
136 18. Storia del design
IV. Il consumo e il consumatore
146 1. Consumo
149 2. Il consumatore
152 3- La scelta e l’interesse
154 4- La funzione e l’oggetto d’uso
157 5- Dal lusso al consumismo
160 6. Abitare, abitazione, abitacolo
163 7- La casa
166 8. Ammobiliamento, arredamento
169 9- Abitudine
I72 10. Ordine, simmetria
175 11. Uso, riuso
178 12. Cosi fan tutte
181 13. Comunicare, comunicarsi
V. Il bene e il godimento
1. Form follows function or fiction
192 2. La forma e la gute Form
194 3. Il bello e il brutto
197 4. Il colore
200 5. Ornamento, seduzione, nature morte
203 6. Emozione, godimento
206 7. Il gusto e il «non so che»
209 8. Ironia, feticismo, esotismo
213 9. Artigianato, arte applicata, design
217 10. Antiquariato e oltre
219 11. Oggetto nell’arte, l’arte nell’oggetto
221 12. Il fuori serie
224 13. Le forme degli oggetti e l’estetica
227 14. Un bene culturale
229 15. Museo del design

236 Epilogo
239 Indice dei nomi

Tuesday, October 23, 2018

I consumi

nella seconda metà del XIX secolo
gli europei avevano scarso interesse per i consumatori
africani. I sudditi coloniali dovevano essere coolies per le miniere e le
piantagioni, non acquirenti. Quando faceva loro comodo, gli imperialisti non
avevano difficoltà a sospendere le leggi del mercato. Gli africani furono spinti a
diventare forza lavoro con i furti delle terre e le mitragliatrici Maxim, non certo
attratti dalla prospettiva di un salario di sussistenza. Il pregiudizio dell’africano
«pigro» era una giustificazione per pagare salari bassi o nessun salario del tutto.
Si trattava molto probabilmente di una visione alquanto miope.

I consumatori africani furono abbandonati anche dai loro amici missionari.
Già negli anni Quaranta del XIX secolo, i metodisti wesleyani si lamentavano che
il commercio rendeva gli africani infidi e materialisti. Alla fine del secolo, tutti i
gruppi missionari vedevano il commercio e il consumo come peccato, non certo
come terreno di coltura per una vita cristiana.

Gli africani, secondo quanto scritto nel 2000 dal
giornalista Chika Onyeani, di origini nigeriane, hanno perpetuato la loro
schiavitú coloniale, degenerando in una parassitica «corsa ai consumi» anziché
investire nel capitale umano e nello sviluppo come le altre «razze produttive» 36.
I beni di consumo sono stati contaminati dal loro groviglio con la schiavitú e la
conquista, e alcuni storici occidentali continuano a caratterizzarli come una
malattia «contagiosa» che ha distrutto le culture autoctone

negli ultimi duecento anni, collezionismo e consumo si
sono rafforzati reciprocamente, nei musei, ma anche in abitazioni private, con
raccolte di francobolli, oggetti d’antiquariato, lattine di birra rare o schiaccianoci
esotici provenienti da paesi lontani

Nella sua forma ufficiale, il dominio britannico abbatté l’intero impianto di
questo lusso basato sulle corti e sui produttori locali che lo sostenevano.
Allorché gli eserciti principeschi furono smobilitati e i cortigiani persero le loro
indennità, le regioni si contrassero come palloncini sgonfi. Gli artigiani rimasero
privi dei loro clienti altolocati che acquistavano le stoffe migliori, cuoio e frutta
candita. Molte cittadine assistettero a un vero e proprio esodo

L’evoluzione del concetto dello «standard di vita» è un ottimo indicatore delle
speranze e delle ansie legate all’aumento del potere d’acquisto. I bilanci delle
famiglie erano stati studiati per la prima volta nel XVII secolo in Francia e
Inghilterra. Dalla metà del XIX secolo, essi si svilupparono nello strumento
fondamentale di un’indagine sociale a livello sempre piú globale.

Per i successori di A. Smith, David Ricardo e John Stuart Mill, l’economia riguardava la terra
e la produzione. Negli anni Quaranta del XIX secolo, in Francia, un liberale come
Frédéric Bastiat, su posizioni estreme, aveva innalzato il vessillo del
consumatore nella sua crociata per il «libero scambio»; nel 1850, le ultime
parole di Bastiat erano state molto probabilmente «dobbiamo imparare a
guardare ogni cosa dal punto di vista del consumatore».

Gli anni Novanta del XIX secolo e il primo decennio del XX non
furono solo l’epoca d’oro dei grandi magazzini e del puro piacere di andare per
negozi. Essi furono altresí il momento in cui i movimenti sociali cominciarono a

mobilitare i consumatori per riformare la società.

Monday, November 4, 2019

Metron, la misura

Pes romanus (= 294,7 mm circa)

Nel corso di una nota orazione riportata dallo storico Dione Cassio, Mecenate elenca le nuove istituzioni della monarchia di Augusto: tra queste figura l'unificazione dei pesi e delle misure di lunghezza localmente adoperate con quelle di Roma. Il pes utilizzato dall'epoca di Ottaviano fino a Vespasiano fu impresso su due congii di bronzo che ancora oggi si possono vedere alla Famesina. Si tratta di uno degli aspetti meno noti del fenomeno della romanizzazione e dei complessi rapporti tra centro e periferia che avrebbero caratterizzato la storia sociale e politica di Roma. Lo strumento che esprimeva questa grandezza era la regula una sbarretta di bronzo a sezione quadrata della lunghezza approssimativamente di un pes. Le unità di misura localmente usate dovevano essere comparate con quella ufficialmente adoperata a Roma: magistrati urbani, aediles, praefectus urbis e praefectus civitatis nelle province occidentali, zugostates e xetronomoi nelle province orientali, avrebbero provveduto a verificare il valore dei campioni di lunghezza e peso adottati nei mercati locali. [...] Ritrovare la presenza del pes romanus nelle planimetrie delle case di Pompei è difficile: innanzitutto gran parte delle abitazioni che noi vediamo sorsero durante il lungo periodo di occupazione osca; in secondo luogo non possono non essere considerati i vincoli con cui la geometria costruttiva deve solitamente fare i conti: strade, paesaggio, edifici preesistenti, comportamento dei materiali utilizzati. [...] Una breve ma significativa campagna di rilievo planimetrico della Casa dei Polybii conferma quanto è stato sopra congetturato. Manca assolutamente un'impianto geometrico regolare degli spazi e ricercare un canone nella proporzione delle forme dei locali sarebbe un'operazione artificiosa e priva di significato. I vani non risultano simmetrici né a lati paralleli; i colonnati non rispettano alcuna regola negli interassi; le luci di apertura verso l'esterno hanno altezza variabile dal suolo da locale a locale; la larghezza dei passaggi come pure lo spessore dei muri non presenta caratteristiche di uniformità e di regolarità. Anche le misure effettuate sugli impianti idraulici non hanno evidenziato alcuna regola geometrica nel loro impianto né planimetrico né spaziale. È invece altrove che la presenza del pes e dei suoi sottomultipli si dichiara in maniera inequivocabile sì da affermare che, a dispetto della planimetria dei locali (condizionata invero da altri fattori), gli artigiani a Pompei (e per analogia nel mondo romano) usavano correntemente il pes e i suoi sottomultipli: il digitus (1/16 del piede), il palmus (1/8 del piede)  e l'uncia ((1/12 del piede). [...] Ancor più sorprendente è la corrispondenza di un altro manufatto all'esigenza di usare l'uncia o il digitus. L'osservazione delle dimensioni funzionali delle lamine bronzee da serratura (sia per infissi, sia per mobilia), e soprattutto le dimensioni degli interassi tra i fori per le viti (o chiodi) di fissaggio delle medesime al corpo ligneo del battente rispondono a misure standard nella serie del digitus e dell'uncia come dei loro multipli. La spiegazione trova una giustificazione che ancora una volta si fonda sui processi, spesso taciti, dei trasferimenti del sapere tecnico; quando due diverse culture si incontrano ed hanno ciascuna il proprio linguaggio ed i propri protocolli, bisogna trovare punti di incontro obiettivi che non diano luogo a fraintendimenti. Quando un falegname preparava un mobile doveva necessariamente prevederne una serratura con il suo alloggiamento: questo manufatto bronzeo, pur essendo il sistema di produzione completamente artigianale, era prodotto da un altro artigiano, il fabbro, a cui bisognava "trasferire" una specifica tecnica sintetica e riproducibile sul manufatto medesimo. E' chiaro come una semplice standardizzazione dimensionale potesse facilitare sia il lavoro del fabbro sia quello del falegname. Questo «teorema» che con un pizzico di humour potrebbe essere chiamato «della serratura», trova notevoli applicazioni nell'esame dimensionale dei manufatti e dei prodotti artigianali dell'antichità e dimostra che le misure sono necessarie quando bisogna interfacciare sistemi di natura differente, tra culture diverse, normalmente separate da ragioni
di natura sociale piuttosto che strettamente tecnologica. [...]

G. De Pasquale e V. Marchis, Alcune considerazioni sul Pes Romanus, Estratto da ISTITUTO E MUSEO DI STORIA DELLA SCIENZA, FIRENZE, "NUNCIUS - ANNALI DI STORIA DELLA SCIENZA", Anno XI, 1996, fasc. 2
(il testo completo è disponibile sul portale della didattica)

Sunday, November 22, 2020

STEP #23 - La normativa

Indicare le norme e gli standard  legati all'impiego dello strumento. Si faccia riferimento alle norme UNI, DIN, CEI, AFNOR, ecc. ed eventualmente ai documenti citati dai manuali di istruzione. Per gli strumenti più antichi si faccia riferimento alla letteratura scientifica.

PS. non confondere questo STEP con quello precedente.

Saturday, November 4, 2017

Le specifiche tecniche

Specifica tecnica secondo la definizione dell'art.1.1 Dir. 98/34/CEE:

«Specificazione contenuta in un documento che definisce le caratteristiche richieste di un prodotto, quali i livelli di qualità o di proprietà di utilizzazione, la sicurezza, le dimensioni, comprese le prescrizioni applicabili a un prodotto per quanto concerne la terminologia, i simboli, le prove e i metodi di prova, l'imballaggio, la marchiatura e l'etichettatura».


Specification (ovvero Technical Standard)  / Specifica tecnica (Normativa tecnica)

Enti normatori:
UNI (Italia)
CEI (Italia)
DIN (Germania)
AFNOR (Francia)
BSI (Regno Unito)
ISO (international)
MIL, DoD, NASA, Specs (USA)
JIS (Giappone)
CSA (Canada)