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Tuesday, November 6, 2018

Le fantasie di Grandville





Immagini di una società che si prepara al futuro

3. Grandville o le esposizioni universali.
(Dai Passagen Werk di Walter Benjamin)

Oui, quand le monde entier, de Paris jusqu’en Chine,
O divin Saint-Simon, sera dans ta doctrine
L’âge d ’or doit renaître avec tout son éclat
Les fleuves rouleront du thé du chocolat
Les moutons tout rôtis bonliront dans la plaine,
Et les brochets au bleu nageront dans la Seine;
Les épinards viendront au monde fricassés,
Avec des croûtons frits tout au tour concassés.
Les arbres produiront des pommes en compotes
Et l’on moissonnera des cerricks et des bottes;
Il neigera du vin, il pleuvra des poulets
Et du ciel les canards tomberont aux navets.
Lauglé et Vanderbusch, Louis et le Saint-Simonien
(Théâtre du Palais-Royale, 27 février 1832).

Le esposizioni universali sono luoghi di pellegrinaggio al feticcio
merce. «L’Europe s’est déplacé pour voir des marchandises»,
dice Taine nel 1855. Le esposizioni universali sono precedute da
esposizioni nazionali dell’industria, di cui la prima ha luogo nel
1798 sul Campo di Marte. Essa nasce dall’intento di «divertire le
classi operaie e diventa per loro una festa di emancipazione». La
classe operaia è in primo piano come cliente. L’ambito dell’indù-
stria dei divertimenti non si è ancora formato. Esso è fornito dalla
festa popolare. Il discorso di Chaptal all’industria inaugura questa
esposizione. - I sansimoniani, che progettano l’industrializzazione
del globo, fanno propria l’idea delle esposizioni universali.
Chevalier, la prima autorità nel nuovo campo, è allievo di Enfantin
ed editore del giornale sansimoniano «Le Globe». I sansimoniani
hanno previsto lo sviluppo dell’economia mondiale, ma non
la lotta di classe. Alla loro partecipazione alle imprese industriali
e commerciali verso la metà del secolo si accompagna il loro imbarazzo
nelle questioni riguardanti il proletariato.
Le esposizioni universali trasfigurano il valore di scambio delle
merci; creano un ambito in cui il loro valore d ’uso passa in secondo
piano; inaugurano una fantasmagoria in cui l’uomo entra
per lasciarsi distrarre. L’industria dei divertimenti gli facilita questo
compito, sollevandolo all’altezza della merce. Egli si abbandona
alle sue manipolazioni, godendo della propria estraniazione
da sé e dagli altri. - L’intronizzazione della merce e l’aureola di
distrazione che la circonda è il tema segreto dell’arte di Grandville.
A ciò corrisponde il dissidio fra l’elemento utopistico e l’elemento
cinico di essa. Le sue arguzie nella rappresentazione di oggetti
morti corrispondono a ciò che Marx chiama i «capricci teologici
» della merce. Essi si riflettono chiaramente nella spécialité
- una denominazione merceologica che sorge in questo periodo
nell’industria del lusso; sotto la matita di Grandville la natura intera
si trasforma in spécialités. Egli la presenta nello stesso spirito
in cui la pubblicità - anche questa parola sorge in quel periodo -
comincia a presentare i suoi articoli. Finisce pazzo.

Moda: Madama morte! Madama morte!
Giacomo Leopardi, Dialogo della moda e della morte.

Le esposizioni universali edificano l’universo delle merci. Le
fantasie di Grandville trasferiscono il carattere di merce all’universo.
Lo modernizzano. L’anello di Saturno diventa un balcone
in ferro battuto su cui gli abitanti di Saturno prendono aria la sera.
L’equivalente letterario di questa utopia grafica è rappresentato
dai libri del naturalista fourierista Toussenal. - La moda prescrive
il rituale secondo cui va adorato il feticcio della merce;
Grandville estende i diritti della moda agli oggetti dell’uso quotidiano
e al cosmo intero. Seguendola nei suoi estremi, ne svela la
natura. Essa è in conflitto con l’organico; accoppia il corpo vivente
al mondo inorganico, e fa valere sul vivente i diritti del cadavere.
Il feticismo, che soggiace al sex-appeal dell’inorganico, è il suo ganglio
vitale. Il culto della merce lo mette al proprio servizio.
Per l’esposizione universale di Parigi del 1867 Victor Hugo lancia
un manifesto: «Ai popoli d’Europa». Prima e più chiaramente
i loro interessi sono stati rappresentati dalle delegazioni operaie
francesi, deputata la prima all’esposizione universale di Londra del
1851, e la seconda, forte di 750 membri, a quella del 1862. Questa
seconda ha avuto un’importanza indiretta per la fondazione
dell’Associazione internazionale operaia di Marx. - La fantasmagoria
della civiltà capitalistica raggiunge la sua massima realizzazione
nell’esposizione universale del 1867. L’Impero è al culmine
della sua potenza. Parigi si conferma capitale del lusso e delle mode.
Offenbach detta il ritmo alla vita parigina. L’operetta è l’utopia
ironica di un dominio permanente del capitale.


Monday, November 13, 2017

Joseph Schumpeter

Nel 1912 l'economista austriaco Joseph Schumpeter pubblica un trattato intitolato Theorie der wirtschaftlichen Entwicklung (Teoria dello sviluppo economico, Firenze : Sansoni, 1977). In esso analizza l'innovazione come fattore indispensabile per la sopravvivenza delle imprese e dell'intero sistema produttivo. L'innovazione secondo Schumpeter si attua attraverso cinque "meccanismi".

Così scrive Schumpeter:

“I meccanismi dell’innovazione industriale ed economica
I mutamenti spontanei e discontinui nell’orbita del flusso circolare e gli spostamenti del centro di equilibrio si verificano nella sfera della vita industriale e commerciale, ma non nella sfera dei bisogni dei consumatori dei prodotti finiti. Laddove si verificano mutamenti spontanei e discontinui nelle tendenze del gusto dei con­sumatori, avviene un improvviso mutamento nei dati di cui l’uomo d’affari deve tener conto e quindi sorge per lui un motivo e un’occa­sione per procedere possibilmente a qualcosa di diverso da un adat­tamento graduale della sua condotta, ma senza implicare in sé e per sé l’adozione di una condotta differente. Pertanto tali mutamenti non costituiscono un problema diverso da quello del cambiamento dei dati naturali e non richiedono alcun nuovo metodo di trattamen­to, per cui faremo astrazione da qualsiasi autonoma variazione nei bisogni dei consumatori e li supporremo come « dati ». Ciò è reso per noi più facile anche dal fatto, fondato sull’esperienza, che l’ambito dei mutamenti spontanei dei bisogni è generalmente ristret­to. Senza dubbio si deve sempre partire dalla soddisfazione dei biso­gni, dato che questo è lo scopo di ogni attività produttiva e che la situazione economica di volta in volta data deve essere intesa sotto questo aspetto. Tuttavia le innovazioni nel sistema economico non avvengono di regola in maniera tale che prima sorgono spontanea­mente nei consumatori nuovi bisogni e poi, sotto la loro pressione, l’apparato produttivo riceve un nuovo orientamento. Noi non ne­ghiamo il verificarsi di questo nesso. Però è il produttore che di regola inizia il cambiamento economico e i consumatori, se neces­sario, sono da lui educati; essi sono, come pure erano, considerati come persone che vogliono cose nuove, o cose che differiscono per qualche aspetto o per l’altro da quelle che sono abituati ad usare. Pertanto, mentre è ammissibile e anche necessario considerare i bi­sogni dei consumatori come una forza autonoma e addirittura fonda­mentale nella teoria del flusso circolare, noi dobbiamo invece assumere una differente attitudine appena ci rivolgiamo ad analizzare il « cambiamento ».

Ogni produzione consiste nel combinare materiali e forze che si trovano alla nostra portata. Produrre altre cose, o le stesse cose in modo differente, significa combinare queste cose e queste forze in maniera diversa. Finché la nuova combinazione viene raggiunta, con il tempo, partendo da quella vecchia, per piccoli passi e attraverso continui adattamenti, si ha certo un mutamento, ed eventualmente una crescita, ma non un nuovo fenomeno sottrat­to alla considerazione dell’equilibrio, né uno sviluppo nel senso no­stro. Nella misura in cui ciò non si verifica, ed anzi la nuova combi­nazione può prodursi o effettivamente si produce solo in maniera discontinua, sorgono invece i fenomeni caratteristici dello sviluppo. Per motivi di funzionalità nell’esposizione, quando parleremo di nuo­ve combinazioni di mezzi di produzione, intenderemo da qui in avan­ti solo questo caso. Lo sviluppo nel senso nostro viene allora definito dall’introduzione di nuove combinazioni.


Questo concetto comprende i cinque casi seguenti:

1. Produzione di un nuovo bene, vale a dire di un bene non ancora familiare alla cerchia dei consumatori, o di una nuova qualità di un bene.
2. Introduzione di un nuovo metodo di produzione, vale a dire non ancora sperimentato nel ramo dell’industria in questione, che non ha affatto bisogno di fondarsi su una nuova scoperta scientifica e che può consistere anche in un nuovo modo di trattare commercia­le una merce.
3. Apertura di un nuovo mercato, vale a dire di un mercato in CUI un particolare ramo dell’industria di un certo paese non era ancora penetrato, sia che questo mercato esistesse già prima oppure no.
4. Conquista di una nuova fonte di approvvigionamento di materie prime e di semilavorati, anche qui sia che questa fonte di approvvigionamento esistesse già prima sia che si debba innanzitutto crear­la.
5. Attuazione di una riorganizzazione di una qualsiasi industria come la creazione di un monopolio (ad esempio mediante la formazione di un « trust ») o la sua distruzione.

Due cose sono essenziali per i fenomeni connessi all'introduzione di queste nuove combinazioni, e per la comprensione dei problemi che ne risultano. In primo luogo, non è essenziale — benché possa avvenire — che le nuove combinazioni vengano introdotte dalle stesse persone che controllano il processo produttivo o commerciale che deve essere soppiantato da uno nuovo. Di regola anzi, le nuove combinazioni sono incorporate in nuove imprese che generalmente non nascono dalle vecchie ma iniziano a produrre accanto ad esse. Per attenerci all'esempio già scelto, non è, in generale, il padrone delle diligenze ad introdurre le ferrovie. Questa circostanza non solo pone in una luce particolare la discontinuità che contrassegna il processo che vogliamo descrivere, e crea, per così dire, una seconda specie di discontinuità, in aggiunta a quella sopra menziona­ta, ma spiega anche importanti caratteristiche del corso degli eventi. Specialmente nell’economia concorrenziale, in cui le nuove combina­zioni portano all’eliminazione delle vecchie appunto attraverso la con­correnza, si spiega così da un lato il processo di ascesa e caduta econo­mica e sociale di individui e di famiglie proprio di questa forma di organizzazione, nonché una intera serie di altri fenomeni relativi al ciclo vitale delle imprese e al meccanismo di formazione della ricchezza privata e così via. Anche in un’economia non di scambio, come ad esempio quella socialista, nuove combinazioni frequentemente com­parirebbero a fianco di quelle vecchie. Ma le conseguenze economiche di questo processo verrebbero meno parzialmente e quelle sociali com­pletamente. E se l’economia fondata sulla concorrenza è infranta dalla formazione di grandi gruppi industriali, come sempre di più avviene in tutti i paesi, allora questo deve diventare sempre di più vero nella vita reale, e l’introduzione di nuove combinazioni deve diven­tare in misura sempre maggiore affare interno di un medesimo orga­nismo economico. Tale differenza è abbastanza grande per fare da spartiacque fra due epoche della storia sociale del capitalismo.”


(Joseph Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico (1912), Firenze : Sansoni, 1977, pp. 74-77)

Thursday, January 14, 2021

La macchina nel Capitale di Carlo Marx

 Nel Libro I del Capitale, al capitolo 13 si legge:

Ogni macchinario sviluppato consiste di tre parti sostanzialmente differenti, macchina motrice, meccanismo di trasmissione, e infine macchina utensile o macchina operatrice. La macchina motrice opera come forza motrice di tutto il meccanismo. Essa o genera la propria forza motrice, come la macchina a vapore, la macchina ad aria calda, la macchina elettromagnetica, ecc., oppure riceve l’impulso da una forza naturale esterna, già esistente, come la ruota ad acqua dalla caduta d’acqua, l’ala d’un mulino a vento dal vento, ecc. Il meccanismo di trasmissione composto di volanti, alberi di trasmissione, ruote dentate, pulegge, assi, corde, cinghie, congegni e apparecchi di ogni genere, regola il movimento, ne cambia, quand’è necessario, la forma, per esempio, da perpendicolare in circolare, lo distribuisce e lo trasmette alle macchine utensili. Queste due parti del meccanismo esistono solo allo scopo di comunicare alla macchina utensile il moto per il quale essa afferra e trasforma come richiesto l’oggetto del lavoro. Da questa parte del macchinario, dalla macchina utensile, prende le mosse la rivoluzione industriale del secolo XVIII; ed essa costituisce ancora sempre di nuovo il punto di partenza tutte le volte che una industria artigianale o manifatturiera trapassa in industria meccanica.

Tuesday, October 10, 2017

La storia dell'uomo attraverso la tecnica

Il filosofo José Ortega y Gasset alla metà del XX secolo in un suo saggio intitolato Meditaciòn de la técnica (1939) ha suddiviso l'evoluzione della specie umana in tre periodi:

La técnica del azar
La técnica del artesano
La técnica del técnico

La transizione dal primo al secondo periodo è chiamata "prima rivoluzione agricola" quando l'umanità (circa 8000 anni a.C.) da nomade diventa stanziale, fonda i villaggi, le leggi, l'agricoltura. Si investe in materie prime.

La transizione dal secondo al terzo periodo è causata dalla cosiddetta "prima rivoluzione industriale" quando la produzione di beni materiali è gestita da sistemi governati da tecnici e con la presenza di imprenditori che investono in sistemi di produzione.

Dall'artigianato all'industria

Nella técnica del azar protagonista è chi sa cercare
Le cose trovate
Nella técnica del artesano protagonista è chi sa fare
Le cose fatte
Nella técnica del técnico protagonista è chi sa far fare
Le cose acquistate




Friday, October 23, 2015

Le Esposizioni (universali, industriali, ecc.)

Londra 1851

La Great Exhibition (Great Exhibition of the Works of Industry of all Nations), fu una esposizione universale che ebbe luogo ad Hyde Park nella città di Londra dal 1º maggio al 15 ottobre 1851. È stata la prima di una lunga serie di esposizioni universali di cultura e industria che ebbero luogo nel corso dell'Ottocento. La Great Exhibition fu promossa dal principe Alberto, Henry Cole, Francis Fuller, Charles Dilke e da altri membri della Royal Society of Arts come celebrazione delle moderne tecniche industriali.

Le Esposizioni internazionali.

Le Esposizioni torinesi

Le prime esposizioni di Objets d’arts, manufactures et métiers fanno il loro capolino in Italia negli anni del dominio napoleonico. E’ un periodo in cui il Piemonte è parte dell’Impero francese e le occasioni per venire a contatto con una realtà “europea” non sono trascurabili.
Con la Restaurazione, anche nel Regno di Sardegna le Esposizioni "di arti e industrie" diventano il centro principale per la diffusione della cultura industriale e dei suoi prodotti.
Uno dei protagonisti, nel contesto delle esposizioni torinesi degli anni '40 e '50 dell'Ottocento, fu Carlo Ignazio Giulio, docente di Matematiche e di Meccanica Razionale all'Università, di cui sarà rettore dal 1844.

I documenti sulle Esposizioni all'Archivio Storico della Città di Torino

I documenti digitalizzati sulle Esposizioni al "MuseoTorino"




Thursday, January 14, 2021

Il giocattolo

Si legge sul sito della Treccani: "giocàttolo s. m. [der. di giocare]. – Qualsiasi oggetto o prodotto, artigiano o industriale, che serve al gioco e al divertimento dei bambini: fabbrica, negozio, esposizione di giocattoli; fiera del g.; l’industria dei giocattoli. Fig., essere un g. nelle mani di qualcuno, riferito a persona che, per mancanza di energia e di personalità, o anche per debolezza, si lascia guidare e manovrare da un’altra persona, a piacere e capriccio di questa."

Il giocattolo è quindi un oggetto che nel bambino serve per sviluppare la conoscenza del mondo adulto con un processo in equilibrio tra fantasia e imitazione. 

Rif. J. Huizinga, Homo Ludens.

Thursday, October 18, 2018

Il cotone

La novità per eccellenza del mondo alla moda era il cotone,


I tessuti di tipo chintz – ovvero stoffe di cotone stampato
a mano in India – davano un tocco di colore a ogni guardaroba.

Il cotone assorbiva la tinta molto meglio del lino e poteva
essere lavato senza perdere la sua lucentezza,

Il cotone indiano rappresentava una minaccia all'industria locale della lana,
del lino e della seta, tanto che si arrivò alla messa al bando del calicò
praticamente in tutta l’Europa (Francia: 1689; Spagna: 1713; Gran Bretagna:
1701 e 1721; Russia: 1744); fecero eccezione solo i Paesi Bassi.

Il cotone veniva commercializzato in duecento tipi diversi e
garantiva una duttilità d’uso senza precedenti.

La comparsa di guide per i consumatori è indicativa della trasformazione in atto. 
The Merchant Ware-House Laid Open (pubblicata a Londra nel 1696
offriva un panorama dalla A
alla Z di cotoni indiani e tessuti europei adatti a «ogni tipo di persona»,
cominciando dall’Alcomore-holland, una tela di lino prodotta nei Paesi Bassi, e
concludendo con il Vehemounty, un tessuto francese.

Friday, October 23, 2020

Dall'Arte allo Zero

 E' uscito in libreria il libro Dall'Arte... allo Zero. Piccolo dizionario filosofico dell'ingegneria di Vittorio Marchis (Mondadori 2020).


In una società sempre più condizionata dalle scelte tecnologiche, gli operatori nei settori più avanzati della tecnoscienza, così come i tecnici che operano nell’industria, si trovano ad affrontare prospettive filosofiche che risultano centrali e sotto molti aspetti dirimenti. Senza guardare ai ‘massimi sistemi’ e con la volontà di offrire una serie di spunti alla riflessione, i capitoli di questo libro affrontano contesti e problemi tipici della società contemporanea. Si passano in rassegna i temi che coinvolgono l’ingegneria sul fronte della filosofia, indagando le sue frontiere, contaminate dalla tecnica. I titoli di ciascun capitolo, articolati a coppie di concetti, ne evidenziano gli scarti, piuttosto che le posizioni opposte. Il libro si presenta come una prima porta verso una cultura non più vincolata dalle chiusure disciplinari, ma che riconosce nel melting pot dei saperi ‘politecnici’ la nuova sfida culturale del terzo millennio.

 Indice degli argomenti:

1. All’inizio; 2. Arte / Tecnica; 3. Beni / Cose; 4. Caso / Causa; 5. Disegno / Immagine; 6. Efficacia / Rendimento; 7. Fantasia / Invenzione; 8. Gioco / Competizione; 9. Habitat / Ecosistema; 10. Intelligenza / Ragione; 11. Linguaggio / Segni; 12. Macchina / Corpo; 13. Naturale / Artificiale; 14. Ordine / Disordine; 15. Piacere / Dolore; 16. Qualità / Quantità; 17. Resilienza / Fragilità; 18. Sistema / Finalità; 19. Tempo / Spazio; 20. Utensile / Lavoro; 21. Vita / Morte; 22. Zero / Uno / Infinito; Sullo scaffale; Indice dei nomi.

Friday, December 1, 2017

La Civiltà delle Macchine

Nel 1953 Giuseppe Eugenio Luraghi e Leonardo Sinisgalli fondarono con il supporto dell'IRI una rivista destinata a segnare culturalmente la società italiana nel pieno della ricostruzione e all'alba del miracolo economico. "Civiltà delle Macchine" rimase sotto la direzione di Leonardo Sinisgalli sino al 1957 quando divenne direttore Francesco d'Arcais che la tenne in vita sino al 1979. Nel 1983 Francesco Barone la fece rinascere con il nome "Nuova Civiltà delle Macchine" che dopo un primo periodo di incertezze editoriali passò alla Nuova ERI che la tenne in vita sino al 2012.


Risultati immagini per civiltà delle macchine

Famose sono diventate (oltre agli articoli a firma delle migliori penne del tempo tra scienza e letteratura, tra industria e filosofia)  le copertine che segnano il perfetto equilibrio tra arti figurative e paradigmi della scienza.

Saturday, May 2, 2020

Esami in Virtual Classroom

Il giorno 5 maggio a partire dalle 14:00 si terranno gli esami che erano previsti per la sessione di marzo scorso. Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.


Thursday, November 3, 2016

Note sull'abbecedario

Si ricorda che l'esercizio di stile sull'Abbecedario del colore deve seguire le seguenti regole.

1. Una sola parola per ogni lettera
2. Un'unica lingua per tutte le parole
3. Varietà dei termini (evitare di elencare oggetti del colore prescelto, spaziare da letteratura e industria da arte a cronaca)
4. Evitare termini generici (L'ABC deve essere assolutamente indicativo del colore)
5. E' possibile commentare le parole con immagini, ma non necessario
6. Quando la parola non è di immediata comprensione nell'ABC inserire un link.
7. E' possibile inserire nomi di persone e di luoghi

Wednesday, November 21, 2018

STEP #18 - Le industrie delle cose

Scrivere una breve storia della/e industria/e produttrici della cosa, fornendo i link necessari ai siti internet ed eventualmente individuando le principali tecnologie produttive utilizzate.

Thursday, November 7, 2019

Sulla normativa e sulla standardizzazione... (in Maurizio Vitta)

Nell’inglese del XII secolo la parola «standard» indicava lo «stendardo», ovvero l’insegna che raggruppava uomini d’arme. Poi divenne «esemplare di misura» e alla fine la usarono tutti per indicare la qualità tipica, normativa di un prodotto o di un procedimento. Cosí lo standard è diventato la versione banalizzata della Typisierung di Hermann Muthesius, che in essa si ridusse a un semplice criterio organizzativo della produzione. 

L’idea di una sublimazione del bagno e dei suoi annessi fa della desiderata riservatezza delle proposte progettuali e dell’obbedienza alla normativa igienico-sanitaria un semplice punto di partenza per costruire un clima di affabulazione, che va dalla trasformazione delle cabine della doccia in capsule spaziali o dei rubinetti che creano l’illusione di una mormorante sorgente alpina.

L’idea di un «prodotto» realizzato su ampia scala a partire da un unico prototipo e destinato a una consumazione di massa è presente in tutta la storia umana. Gli studi di Richter e Milner hanno posto da tempo in evidenza la forma standardizzata dei vasi comunemente usati nell’antica Grecia (e anche oltre), dovuta alle diverse funzioni del ricevere, contenere e versare liquidi piú diversi. Nell’antica Roma l’esercito veniva fornito d’armi prodotte in serie e fabbricate in numerosi collegia specializzati, dove dominavano efficienza e standardizzazione. Nel XVI secolo, l’opera di Rabelais, Gargantua e Pantagruele, ricorda la massa di oggetti prodotti in quel tempo, protagonisti di una vicenda in cui l’artigianato e la produzione in serie si frammischiavano...

Quando nel 1773 si mise fine a Milano al complicato sistema delle corporazioni, il provvedimento spazzò via una serie di secolari lacci burocratici, ma mise in evidenza una forte economia produttiva, che andava dalla produzione delle armi ai tessuti e all'oreficeria. Dopo pochi anni, le commesse dell’esercito napoleonico diedero vita in tutta l’Italia del Nord a una fiorente industria basata sulla standardizzazione dei prodotti, dalle divise agli armamenti.

Fu Hermann Muthesius, con le sue «dieci tesi» esposte all’inizio del XX secolo, a prospettare per la cultura progettuale – architettura e design, ancora strettamente intrecciati – una Typisierung, da intendere sia come standardizzazione formale, sia come unificazione stilistica delle singole componenti di un artefatto. Nelle sue tesi erano riassunte le linee direttrici per il futuro del Werkbund e del design in generale: prevalenza di forme standardizzate e tipizzate, lavoro di gruppo, produzione industriale di massa, rifiuto della ricerca artistica e della sua libera creatività, rifiuto dell’imitazione degli stili del passato.

Monday, December 18, 2017

Gli argomenti dell'esame

LE DOMANDE DELL’ESAME

PROTAGONISTI (della storia delle cose): Galileo Galilei, Edward Tylor, Claude Lévi-Strauss, Georges Perec, Jean Baudrillard, Sigfried Giedion, George Basalla, Henry Petroski, Chris Ware, Leonardo Sinisgalli,  Carl Linné, Bruce Chatwin, Il Briccone Divino, Jonathan Gottschall, Walter Benjamin, Ohran Pamuk, Roland Barthes, Johan Huizinga, Karl Marx, John Ruskin,  Joseph Schumpeter, Marshall McLuhan, Aby Warburg.

CONCETTI (della storia delle cose): la cosa, il bricolage, il documento, la storia, la macchina, l’evoluzione, l’artificiale, la tassonomia, la scienza, la tecnica, le rivoluzioni, la cultura, la mitologia, l’artigianato, l’industria, il fare, l’innovazione, la metafora, il rito, il segno, la norma tecnica, il progetto, la similitudine, la misura, il museo, il monumento, la memoria, il catalogo, l’antropologia, lo strumento, il feticcio, il racconto, il giocattolo, la moda, la pubblicità, le esposizioni, la standardizzazione, il messaggio, i media, il brevetto, il kitsch

COSE (da ritrovare nella Vita istruzioni per l'uso di Georges Perec): libri, utensili, stoviglie, quadri, mobili, giocattoli, strumenti, orologi, soprammobili, abiti, bevande, apparecchi elettrici, monili, meccanismi, lampade e lampadari, strumenti musicali, soprammobili, ricette, calzature, scatole e contenitori, cosmetici, medicinali, giochi di carte e di società, puzzle, immagini religiose, materiali da costruzione, riviste e periodici, mezzi di trasporto, reperti storici, souvenir, reperti naturalistici, kitsch,


punteggio = 8 + 8 + 8 + (6) + (3)

La prova scritta dell'esame porta a un massimo di 24/30 a cui si possono aggiungere i 6/30 (max) del Blog e i 3/30 (max) del test intermedio. In ogni caso con l'orale è possibile incrementare (o diminuire) il voto conseguito. L'esame deve in ogni caso essere ripetuto quando il punteggio della prova scritta sia inferiore a 15/30.

Wednesday, May 27, 2020

Appelli di Giugno

01PIPMN     Storia delle cose. Anatomia e antropologia degli oggetti     
26/06/2020    08:00-10:30    Esami orali AULA VIRTUALE 


Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.