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Friday, November 28, 2014

Istruzioni per il Blog (i) - Blog Instructions (i)

23) Preparare un catalogo che illustri una delle "cose" assegnate:

  • catalogo delle specie
  • catalogo dei produttori
  • catalogo delle regioni di provenienza
  • catalogo dei nomi
  • catalogo dei modelli in vendita
  • catalogo dei marchi
  • catalogo dei titoli di libri
  • ...

Tuesday, October 30, 2018

STEP #6 - Il catalogo

In accordo con quanto illustrato a lezione (vedi J.L.Borges, M.Foucault, G.Perec), preparare una classificazione della "cosa" in modo da strutturarne la tassonomia al fine di costruire un catalogo che ne possa contemplare tutte le forme, gli usi, le fantasie.

Esempi di tassonomie delle cose possono essere:

- cose utili
- cose inutili
- cose che non rientrano nelle precedenti categorie

- cose usate correntemente
- cose di cui si conosce solo l'esistenza
- cose ancora da progettare
- cose obsolete
- cose raccolte nei musei
- cose fantastiche
- ...

Naturalmente questi sono solo esempi generici e la tassonomia della "cosa" deve riferirsi all'oggetto della indagine individuale. Nel catalogo è necessario specificare, anche con esempi, il contenuto di ogni categoria in modo che la tassonomia scelta sia in grado di coprire la totalità degli oggetti.

Saturday, December 2, 2017

Liste vertiginose

Nel 2012 Umberto Eco ha pubblicato un libro illustrato intitolato La vertigine della lista. I cataloghi hanno sempre affascinato collezionisti e curiosi perché (borgesianamente parlando) avere una lista di "cose"  dà l'impressione di poterle possedere. Su Apogeo-on-line è apparso un interessante articolo sulle "liste vertiginose" di Umberto Eco.

Liste famose (e meno famose) sono: il catalogo della navi dei Greci nel I libro dell'Iliade, gli elenchi telefonici (ormai scomparsi), i cataloghi dei musei, la Teogonia di Esiodo, i nomi degli angeli e dei diavoli,...

François Rabelais, Gargantua e Pantagruele, cap. XXII, l'elenco dei giochi:

E là giocava:
a goffo, a passadieci,
a primiera, a trentuno,
a rubamazzo, a pari e sequenza
a pigliatutto, ai trecento,
a trionfo, ai disgraziati,
a piccardia, alla condannata,
al centro, a carta voltata,
alla spinetta, al malcontento,
alla sfortunata, al lanzichenecco,
alla furba, al cucú,
a chi l'ha lo dica, a tavole intere,
a piglia,niente,gioca,fuori, a tavole abbassate,
a matrimonio, a rinnegadio,
al gallo, al forzato,
all'opinione, a dama,
a chi fa l'uno fa l'altro, a babuino,
a sequenza, a primus secundus,
all'uvette, a piè di coltello,
ai tarocchi, alle chiavi,
a cochinverde, chi vince perde al centro del quadrato,
al belinato, a pari e dispari,
al tormento, a testa e corona,
alla ronfa, alle martore,
al glic, agli aliossi,
agli onori, a bilia,
alla morra, al ciabattino,
agli scacchi, al gufo,
alla volpe, a leprottino,
a campana, a tirlintana,
alle vacche, ad avanti porchetto,
alla bianca, alle gazze,
alla fortuna, al corno,
alla zara, al bue,
alle tavole, alla civetta,
a nicca nocca, a ti pizzico senza ridere,
al lurco, alle beccate,
alla reginetta, a sferrar l'asino,
a sbaraglino, a trotta gregge tru,
al trictrac, a va somaro, su,
a io mi siedo, alle vallette,
alla barba d'oribus, alla verghetta,
alla boschina, alle piastrelle,
a tira lo spiedo, a ci sto anch'io,
alla botte in fiera, a spegnimoccolo,
a compare, prestami il tuo ai birilli,
sacco, al Siam,
alla coglia di montone, a palla piatta,
a buttafuori, al verrettone,
ai fichi di Marsiglia alla lippa,
alla mosca, a rosicamerda,
a dagli, arciere, dagli, ad Angenart,
a scuoiavolpe, alle boccie in corte,
alla granata, al volano,
all'uncino madama, a scondarella,
a vender l'avena, alla pentolaccia,
a soffiare il carbone, a mio talento,
ai responsori, al mulinello,
a giudice vivo e giudice ai giunchetti,
morto, a baston corto,
a trarre i ferri dal forno, a prillavola,
al finto villano, a mosca cieca,
ai quagliettini, al picchetto,
al gobbo di corte, alla bianca,
a San Trovato, al furetto,
a pizzica spugnole, alla seghetta,
al pero, al castelletto,
a pimpompetto, alla fila,
a trallalalella trallalalà, alla fossetta,
al cerchio, alla trottola,
alla troia, alla tromba,
a ventre contro ventre, al monaco,
alle tenebre, a beccalaglio,
allo stupito, alla grola,
al pallone, a gallo canta,
alla spola, a Colin maliardo,
a sculaccioni, a guardargli il muso,
alla scopa, allo spione,
a San Cosimo, vengo ad al rospo,
a dorarti, al pallamaglio,
a lumacone il bruno, al pistone,
a vi colgo senza verde, a bilbochetto,
a pian pian bel bello se ne alle regine,
va quaresima, ai mestieri,
a quercia forcelluta, a testa a testa, o testa a
a caval per terra, piè,
alla coda del lupo, al pinotto,
a peto in gola, a mano morta,
a Guglielmino, dammi la ai buffetti,
mia lancia, a lavar la cuffia, madama,
a dondolarsi, allo staccio,
ai fasci di tre covoni, a seminar l'avena,
alla betulla, al ghiottone,
alla mosca, al molinetto,
a migna, migna, bue, a defendo,
agli spropositi, alla giravolta,
a nove mani, a schioppetto arrabbiato,
a testa pazza, a cul per terra,
a ponte caduto, all'aratro,
a bestia morta, alle fiche,
a monta monta la scaletta, alle pernacchie,
al porco morto, a pestamostarda,
a cul salato, a gambadilegno,
a l'uccellin volò, volò, alla ricaduta,
a caccia al terzo, a trar le freccie,
alle piramidi, a salincerchio,
a saltacespugli, alla gru,
a tagliar la strada, a taglia taglia,
alla cutt, ai biscottini sul naso,
al quattrino borsa in culo, agli schiaffi,
al nido di bozzagro, ai buffetti.
al passavanti.

Saturday, October 31, 2020

Una sistematica per l'ingegneria

Quando nel XVIII secolo Carl Linné mise mano al suo Systema Naturae aveva ben chiaro che le scienze naturali, per entrare a pieno diritto nella “nuova scienza”, avevano bisogno di fare chiarezza al proprio interno. Esse avevano bisogno di una struttura in grado di distinguere philum, genus, species. Il poter distinguere le relazioni strutturali tra gli appartenenti a una famiglia e la loro organizzazione gerarchica stava diventando l’elemento chiave della osservazione e della classificazione dei tre “regni” e soprattutto (inconsciamente) stava ponendo le basi a quanto avrebbe sviluppato nel secolo successivo Charles Darwin con la sua “teoria” dell’evoluzione.

Ma prima ancora di questi sviluppi, assolutamente impensabili al tempo di Linné, - e si prenda questa parentesi solo a titolo di esempio paradigmatico - si sentiva l’esigenza di stabilire, per esempio, se il corallo fosse una specie animale o vegetale, quando alcuni addirittura potevano pensare che fosse di origine minerale. Fu un italiano, Vitaliano Donati, a porre fine alla questione con un  suo saggio scientifico intitolato Della storia naturale marina dell’Adriatico che, dopo essere stato pubblicato in italiano (Venezia, appresso Francesco Storti, 1750) ebbe traduzioni in inglese (“Phil. Trans.”, XLVII, London, 1753), in tedesco (Halle, 1753) e in francese (La Haye, 1758). Ma non è il caso qui di aprire un capitolo che altri molto più qualificati hanno già diffusamente e puntualmente approfondito (Giulio Barsanti, Una lunga pazienza cieca, Torino, Einaudi, 2005).

Gli sforzi di classificare la “natura” avevano origini assai antiche e sono state ampiamente descritte da un altro saggio del già citato Barsanti (La Scala, la Mappa, l’Albero, Firenze : Sansoni, 1992) e alle metodiche analizzate si farà riferimento nelle brevi note che seguono.

Può invece essere utile soffermarsi sul termine “storia” che ricorre anche nel titolo del citato saggio del Donati. Le ragioni di una “storia” naturale si devono trovare nell’opera di Francesco Bacone che all’inizio del secolo XVII impostò un’opera monumentale di descrizione del mondo more historico, includendo in essa non solo ciò che era “naturale” ma anche quanto era “artificiale” ossia fatto ad arte, per mezzo della tecnica.

Se nella meccanica una struttura “elementare” (ossia “per elementi”) cercava di spiegare la organizzazione degli ingegnia attraverso la loro scomposizione nelle “macchine semplici”, nel mondo antico la organizzazione sistematica del sapere può solo essere derivata dai pochi trattati che ci sono giunti. Il De Architectura di Marco Vitruvio Pollione è organizzato in dieci libri:

Libro 1: Introduzione all'architet-tura. La scelta dei luoghi. Gli elementi della geometria.

Libro 2: La storia e la filosofia del costruire. Gli elementi del costruire: mattoni, pietre, sabbia, calce, poz-zolana. i legnami. La costruzione dei muri.

Libro 3: Gli ordini architettonici e i canoni del costruire. Le fondazioni e le colonne.

Libro 4: I templi.

Libro 5: Gli edifici pubblici: il foro, i teatri, la basilica. Elementi di armonia musicale. Acustica architettonica.

Libro 6: Geografia ambientale. Le misure degli edifici.

Libro 7: I terrazzi, i muri, gli intonaci. Tecnica e preparazione dei colori.

Libro 8: l'idraulica: reperimento delle risorse e conduzione delle acque.

Libro 9: La misura del territorio. Nozioni di geometria. La misura del tempo e nozioni di Astronomia

Libro 10: La macchina. Le macchine da cantiere. Le macchine idrauliche. Le macchine da guerra. L'organo musicale.


e questa suddivisione permette di individuare una prima mappa delle discipline e degli ambiti che competono all’ingegnarius o architectus, due professioni che ancora si confonderanno per molti secoli. Ma alle discipline si mescolano le tipologie dei “prodotti” di una tecnica significativamente indirizzata alle costruzioni edili. Purtroppo manca una completa descrizione dell’opera di Varrone, prolifico trattatista.

Nel Medioevo i trattati e le enciclopedie descrivono un mondo “naturale” dove gli artefatti  

Il manuale popolare Didascalicon de studio legendi di Ugo di San Vittore, pur basandosi sulla ripartizione delle artes secondo la classificazione della scienza di Aristotele e Boezio, la amplia e contempla le nuove “arti meccaniche”, “bastarde” ma necessarie per sopperire alle debolezze del corpo umano. Si parla di fabbricazione di tessuti e di armi, di tecniche di navigazione, di agricoltura, di caccia, di medicina e di arti teatrali.

“Tutte le conoscenze dapprima furono nella pratica, quindi divennero tecniche” Fra le «arti meccaniche o adulterine» si leggono “lanificium, armaturam, navigationem, agricultu-ram, venationem, medicinam, theatri-cam”.

Il Catalogus historiarum particularium secundum capita (London 1620) che viene posto da Francesco Bacone (1561-1626) a seguito del Novum Organum, con impaginazione distinta, può essere assunto come struttura di un’ipotetica enciclopedia delle arti e dei mestieri: è il prototipo progettuale dell’Encyclo-pédie. Le “storie”, o meglio il loro elenco, di cui si riporta il dettaglio relativo alle sole arti, riescono a descrivere compiutamente la storia della tecnica e dell’ingegneria. Qui dopo la Storia dei corpi celesti, o storia astronomica  seguono le Storie delle grandi masse e quindi le Storie delle specie naturali. Di qui incominciano le “storie delle arti e delle industria”:

[...] 26. Storia dei metalli perfetti, dell’oro, dell’argento; e delle miniere, delle vene e delle loro marcassiti; e anche la storia del lavoro nelle miniere. [...] Seguono le storie dell’uomo. [...] 81. Storia dell’arte culinaria e delle arti sussidiarie, come del macello, dell’allevamento dei polli, ecc. 82. Storia della cottura, della panificazione e delle arti sussidiarie, come quella del mugnaio, ecc. 83. Storia del vino. 84. Storia della cantina e dei differenti tipi di bevande. 85. Storia dei dolci e delle confetture. 86. Storia del miele. 87. Storia dello zucchero. 88. Storia dei latticini. 89. Storia dei bagni e unguenti. 90. Storia miscellanea relativa alla cura del corpo; dei barbieri, profumieri, ecc. 91. Storia della lavorazione dell’oro e arti sussidiarie. 92. Storia della lana e delle arti sussidiarie. 93. Storia delle manifatture della seta e delle arti sussidiarie. 94. Storia delle manifatture del lino, della canapa, del cotone, delle setole, e di altri tipi di filo, e delle loro arti sussidiarie. 95. Storia della lavorazione delle piume. 96. Storia della tessitura, e delle arti sussidiarie. 97. Storia della tintoria. 98. Storia della conciatura, della lavorazione del cuoio, e delle arti sussidiarie. 99. Storia della lavorazione di coltrici e piume. 100. Storia della lavorazione del ferro. 101. Storia dell’estrazione e della lavorazione della pietra. 102. Storia della costruzione dei mattoni e delle tegole. 103. Storia della costruzione dei vasi. 104. Storia dei cementi e degli smalti. 105. Storia della lavorazione del legno. 106. Storia della lavorazione del piombo. 107. Storia del vetro e di tutte le sostanze vetrose e della lavorazione del vetro. 108. Storia dell’architettura in generale. 109. Storia della costruzione di carri, carrozze, lettighe, ecc. 110. Storia dell’arte tipografica, dei libri, della scrittura, dei sigilli; dell’inchiostro, della penna, della carta, delle membrane, ecc. 111. Storia della cera. 112. Storia dei lavori di vimini. 113. Storia dei lavori di stuoie e delle manifatture di paglia, di giunco e simili. 114. Storia della lavanderia e delle pulizie, ecc. 115. Storia dell’agricoltura, della pastorizia, della coltura dei boschi, ecc. 116. Storia dell’orticoltura. 117. Storia della pesca. 118. Storia della caccia e dell’uccellagione. 119. Storia dell’arte della guerra, e delle arti sussidiarie, come la costruzione di armi, di archi, frecce, archibugi, cannoni, baliste, macchine, ecc. 120. Storia dell’arte della navigazione, e dei mestieri e delle arti sussidiarie. 121. Storia dell’atletica e degli esercizi umani in genere. 122. Storia dell’arte del cavalcare. 123. Storia dei giochi di ogni tipo. 124. Storia dei prestigiatori e dei saltimbanchi. 125. Storia miscellanea di diversi materiali artificiali; come lo smalto, la porcellana, vari cementi, ecc. 126. Storia dei sali. 127. Storia miscellanea di diverse macchine e moti. 128. Storia miscellanea degli esperimenti comuni, che non si sono costituiti in arte. Si devono scrivere anche le storie delle matematiche pure, per quanto esse siano piuttosto osservazioni che esperimenti. 129. Storia delle nature e dei poteri dei numeri. 130. Storia delle nature e dei poteri delle figure. (F. Bacone, Opere, a cura di P. Rossi, Torino, Utet, 1975, pp. 815 sgg.)

Ma queste storie mancano di una struttura gerarchica e sembra solo che il loro autore abbia avuto la preoccupazione di non dimenticare nulla. Delle «storie» baconiane, furono progettate tra il 1622 e il 1623 l’Historia ventorum, l’Historia gravis et levis, l’Historia sympathiae et antipathiae rerum, l’Historia sulphuris, mercurii et salis, l’Historia vitae et mortis, l’Historia densi et rari, ma solamente le ultime due furono portate a compimento e pubblicate postume nel 1658.

Intanto l’ingegneria, promossa presso il grande pubblico dai teatri di macchine, continuava a suddividersi in ingegneria “civile” e “militare”, lasciando la prima ampio spazio a una scienza che sempre più andava delineandosi nella sua autonomia: l’Idraulica, di cui lo scienziato e amico di Galilei, il padre Benedetto Castelli, fu uno dei pionieri.

Per tutto il XVII secolo sembra quasi che la preoccupazione di dare ordine nella tecnica, che già stava subendo importanti processi innovativi, non risultasse primaria. Bisogna pertanto aspettare il “secolo dei lumi” e soprattutto le nuove esigenze dei corpi tecnici militari per far nascere una “sistematica” del sapere tecnico.

La nuova situazione venutasi a creare nel Ducato sabaudo dopo la vittoria sui Francesi (1706) impose una organizzazione generale delle strutture dello Stato, per avviare una "ricostruzione" organica ed efficiente. In questi piani non doveva, né di fatto lo fu, essere trascurato l'Esercito e soprattutto i suoi corpi tecnici. Nella dinamica della ricostruzione, il re Vittorio Amedeo II diramò in data 23 marzo 1726 un Regio Viglietto sulle norme di "construzione de' novi Inventarij dell'Artiglieria". L'esigenza di "far denominare propriamente e categoricamente tutte le rispettive Robbe et Utigli" dell'Artiglieria è sintomo di una nuova mentalità aperta a concetti innovativi di efficienza e funzionalità. A seguito di un nuovo Viglietto emanato da Carlo Emanuele III, in data 24 marzo 1731 si rinnovò la prescrizione di eseguire un nuovo inventario delle "Robbe d'Artiglieria". Il 18 aprile dello stesso anno il Commendator D'Embser fu "caricato di far eseguire il contenuto dei controscritti tre capi" e cioè di redigere: un "novo Vocabolario [...] sovra tutte le categorie" concernenti l'Artiglieria. Con rapidità incredibile, in meno di due anni furono redatti due documenti. Il primo è il Dizzionario Istruttivo di tutte le Robbe appartenenti all'Artiglieria, il secondo documento è invece una raccolta di Dissegni d'ogni sorta de Cannoni et Mortari con tutte le pezze, stromenti et utigli appartenenti all'Artiglieria come anco le piante, alzate et profili di tutte le machine, edifizy, et ordegni necessary per la medema, l'anno 1732". Se pure solo limitatamente all’ingegneria militare, il Dizzionario resta un “catalogo ragionato” di grandissimo interesse per l’organizzazione dell’ingegneria militare dell’epoca.

D’altro canto, se la Cyclopedia or, An Universal Dictionary of Arts and Sciences (London, 1728) di Ephraim Chambers ancora risente di un enciclopedismo medievale, seppure fortemente già polarizzato sulle scienze e le tecniche, è l’Encyclopédie (Paris, 1751) di Didertot e D’Alembert a mettere un po’ d’ordine nelle tassonomie. Nel Tableau raisonnée des connaissances humaines, che introduce il primo volume la conoscenza umana è suddivisa in tre settori: Memoire, Raison, Imagination: la classificazione di “arts, métiers, et manufactures” prevede che le tecniche siano classificate all’interno della mémoire, e più precisamente nell’ambito dell’histoire naturelle, secondo un’enumerazione semplice e priva di organicità.

Charles Dupin, nei suoi corsi al Conservatoire, ha classificato le diverse arti e mestieri secondo i bisogni dell’uomo, alla luce della nuova organizzazione del lavoro industriale, nella maniera più conforme ai ruoli assunti nella società:

1.    la preparazione delle materie prime

2.    il nutrimento dell’uomo, compreso i medicinali

3.    i vestiti ovvero le arti vestiarie

4.    i mutamenti del globo per renderlo conforme ai nostri desideri

5.    i mobili, gli utensili, gli strumenti, e le macchine

6.    la lavorazione degli oggetti

7.    gli strumenti e le procedure usate nelle scienze e nelle belle arti.

Sono le prime industrie e soprattutto le “esposizioni di arti e manifatture” a far nascere l’esigenza di rimettere in ordine un settore che stava entrando in una fase di grande complessità.

Il 1862 è l’anno della International Exhibition di Londra, la medesima in cui il senatore De Vincenzi raccolse materiali per il nucleo originario per il Museo Industriale Italiano. L’universo della società tecnologica è organizzato, dopo gli innumerevoli tentativi che ancora oggi leggiamo nei verbali delle Commissioni, nei cataloghi delle Mostre, negli elenchi dei Premi – in 36 categorie, che invece sono la fotografia della società (inglese) di quell’anno 1862:

1. Cave, miniere, metallurgia e prodotti minerali

2. Sostanze e prodotti chimici e farmaceutici

3. Sostanze usate come alimentari

4. Sostanze vegetali e animali utilizzate nelle manifatture

5. Ferrovie, incluse locomotive e vagoni

6. Mezzi di trasporto non appartenenti a sistemi ferroviari e tramviari

7. Macchine per le manifatture e utensili

8. Macchine in generale

9. Macchine agricole e accessori

10. Ingegneria civile, architettura e costruzioni

11. Ingegneria militare, armi e accessori, armi portatili

12. Architettura e costruzioni navali

13. Strumenti scientifici e processi dipendenti dal loro uso

14. Apparecchi fotografici e fotografia

15. Orologeria

16. Strumenti musicali

17. Strumenti chirurgici e loro applicazioni

18. Cotone

19. Lino e canapa

20. Seta e velluti

21. Lana e fibre animali

22. Tappeti

23. Tessuti, filati, feltri come campioni di tintura e di stampa

24. Tappezzerie, pizzi e passamaneria

25. Pelli, pellicce, piume e capelli

26. Cuoio, compresi finimenti e selleria

27. Abbigliamento

28. Carta, oggetti di cartoleria, stampa e legatura

29. Prodotti educativi

30. Arredamento, carta da parati e decorazioni

31. Ferro e oggetti metallici

32. Coltelleria

33. Oggetti in metalli preziosi e loro imitazioni; gioielleria

34. Oggetti in vetro decorativi e per la casa

35. Ceramiche

36. Articoli da toelette e da viaggio; articoli vari.


E’ però inevitabile che le classificazioni “industriali” e “mer-ceologiche” seguano le mode e stentino a radicarsi all’interno di saperi codificati nelle “scuole” e destinate alla trasmissione del sapere tecnico sulla base di un contesto culturale che ha bisogno di riferimenti più stabili e duraturi, come li richiede la nuova “cultura politecnica”.

La storia dell’ingegneria, si sviluppa però non solo intorno all’innovazione industriale, ma trova nelle istituzioni, negli “istituti tecnici superiori”, nei “politecinici” lo spazio naturale per un consolidamento di nuove suddivisioni disciplinari.

I vari corsi di laurea, sorti negli atenei italiani, e in specie nelle facoltà di ingegneria, nella seconda metà del XX secolo hanno portato oggi a una proliferazione delle “ingegnerie” il cui catalogo, al di là di varianti minimali, può essere sintetizzato come segue:

Ingegneria aeronautica e spaziale

Ingegneria agroalimentare

Ingegneria ambientale

Ingegneria biomedica

Ingegneria chimica

Ingegneria civile

Ingegneria dell’automazione

Ingegneria dell’autoveicolo

Ingegneria delle telecomunicazioni

Ingegneria elettrica industriale

Ingegneria elettronica

Ingegneria energetica

Ingegneria ferroviaria

Ingegneria fisica

Ingegneria gestionale

Ingegneria idraulica

Ingegneria industriale

Ingegneria informatica

Ingegneria meccanica

Ingegneria militare

Ingegneria mineraria

Ingegneria navale

Ingegneria nucleare

Ingegneria tessile

Forse, per una disamina più organica, sarebbe più utile trovare un “ordinamento” cronologico delle varie discipline individuandone la data e il luogo di “nascita”. Così, per esempio, e sempre solo con riferimento al “caso” italiano, calato nella realtà delle “specializzazioni” universitarie, si avrebbe il seguente elenco cronologico e geografico:

Ingegneria civile (1859, Torino, Milano)

Ingegneria meccanica (1867, Torino)

Ingegneria chimica (1867, Torino)

Ingegneria metallurgica (1867, Torino)

Ingegneria industriale agricola (1867, Torino)

Ingegneria industriale (1879, Torino e Milano)

Ingegneria elettrotecnica (1886, Torino)

Ingegneria aeronautica (1913, Torino)

...

Ingegneria aerospaziale (1960, Roma)

Ingegneria gestionale (1975, Milano)

Ma anche in questo caso il legarsi troppo rigidamente alla nascita di un corso di laurea rischia di dimenticare gli “esperimenti pilota”, le esperienze pionieristiche, che spesso lasciano tracce significative nella storia della conoscenza, anche se non hanno il tempo di consolidarsi all’interno delle istituzioni. E allora, forse, potrebbe sembrare più utile il legare la tassonomia dell’ingegneria al sorgere di nuove discipline, istituzionalizzate all’interno di corsi universitari, ma la situazione appare subito caotica.

Del resto anche la stessa suddivisione dei cosiddetti “settori scientifico-disciplinari” regolati dal Decreto del Ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica e Tecnologica del 4 ottobre 2000, di cui si stralcia la parte relativa all’ingegneria, è stato recentemente posto all’esame di nuove revisioni e accorpamenti.

Area 08 - Ingegneria civile e Architettura

ICAR/01 Idraulica

ICAR/02 Costruzioni idrauliche e marittime e idrologia

ICAR/03 Ingegneria sanitaria-ambientale

ICAR/04 Strade, ferrovie ed aeroporti

ICAR/05 Trasporti

ICAR/06 Topografia e cartografia

ICAR/07 Geotecnica

ICAR/08 Scienza delle costruzioni

ICAR/09 Tecnica delle costruzioni

ICAR/10 Architettura tecnica

ICAR/11 Produzione edilizia

ICAR/12 Tecnologia dell'architettura

ICAR/13 Disegno industriale

ICAR/14 composizione architettonica e urbana

ICAR/15 Architettura del paesaggio

ICAR/16 Architettura degli interni e allestimento

ICAR/17 Disegno

ICAR/18 Storia dell'architettura

ICAR/19 Restauro

ICAR/20 Tecnica e pianificazione urbanistica

ICAR/21 Urbanistica

ICAR/22 Estimo

 Area 09 - Ingegneria industriale e dell'informazione

ING-IND/01 Architettura navale

ING-IND/02 Costruzioni e impianti navali e marini

ING-IND/03 Meccanica del volo

ING-IND/04 Costruzioni e strutture aerospaziali

ING-IND/05 Impianti e sistemi aerospaziali

ING-IND/06 Fluidodinamica

ING-IND/07 propulsione aerospaziale

ING-IND/08 Macchine a fluido

ING-IND/09 sistemi per l'energia e l'ambiente

ING-IND/10 Fisica tecnica industriale

ING-IND/11 Fisica tecnica ambientale

ING-IND/12 Misure meccaniche e termiche

ING-IND/13 Meccanica applicata alle macchine

ING-IND/14 Progettazione meccanica e costruzione di macchine

ING-IND/15 Disegno e metodi dell'ingegneria industriale

ING-IND/16 Tecnologie e sistemi di lavorazione

ING-IND/1 Impianti industriali meccanici

ING-IND/18 Fisica dei reattori nucleari

ING-IND/19 Impianti nucleari

ING-IND/20 Misure e strumentazione nucleari

ING-IND/21 Metallurgia

ING-IND/22 Scienza e tecnologia dei materiali

ING-IND/23 Chimica fisica applicata

ING-IND/24 Principi di ingegneria chimica

ING-IND/25 Impianti chimici

ING-IND/26 Teoria dello sviluppo dei processi chimici

ING-IND/27 Chimica industriale e tecnologica

ING-IND/28 Ingegneria e sicurezza degli scavi

ING-IND/29 Ingegneria delle materie prime

ING-IND/30 Idrocarburi e fluidi del sottosuolo

ING-IND/31 Elettrotecnica

ING-IND/32 Convertitori, macchine e azionamenti elettrici

ING-IND/33 sistemi elettrici per l'energia

ING-IND/34 Bioingegneria industriale

ING-IND/35 Ingegneria economico-gestionale

ING-INF/01 Elettronica

ING-INF/02 Campi elettromagnetici

ING-INF/03 Telecomunicazioni

ING-INF/04 Automatica

ING-INF/05 Sistemi di elaborazione delle informazioni

ING-INF/06 Bioingegneria elettronica e informatica

ING-INF/07 Misure elettriche e elettroniche

Per concludere, di fronte a un problema che qui è solo presentato in maniera frammentaria e incompleta, per evidenziarne le criticità nella stessa sua formulazione, si ritorna a una recente “rappresentazione” dell’ingegneria apparsa in una Mostra (Ingegneri per gioco, giochi per ingegneri, Milano novembre-dicembre 2007, Torino febbraio-marzo 2008) la quale ha accorpato il “sapere” degli ingegneri in nove “categorie” che abbandonano i “settori disciplinari” per privilegiare i fondamenti epistemologici di un sapere tecnico in continua evoluzione:

Matematica e Fisica

Materiali e Processi

Costruzioni e Architetture

Meccanica e Trasporti

Energetica e Ambiente

Aeronautica e Spazio

Elettronica e Telecomunicazioni

Automazione e Robotica

Logistica e Management

E’ inevitabile che le classificazioni seguono dinamiche in continua evoluzione e non possono congelarsi in rigidi schemi, e inoltre ogni tassonomia non può considerarsi assoluta ed “esclusiva” perché gli ambiti culturali sconfinano gli uni negli altri e proprio da queste contaminazioni nascono e nasceranno le discipline future.

Una tassonomia dell’ingegneria, in assoluto, non è quindi possibile e ogni classificazione rischia di cadere sotto questo o quel riduzionismo, ma ciò nonostante una storia tassonomica dell’ingegneria di certo aiuterà a comprendere l’evoluzione di un corpus disciplinare intorno a cui ancora si è fatto poco per fare luce sui suoi fondamenti epistemologici. Ma soltanto con questa visione tassonomica sarà possibile incominciare a organizzare una completa “storia dell’ingegneria”.

Pensare/classificare è il titolo di un curioso saggio di Georges Perec (Milano, Rizzoli, 1989) dove sono puntualizzate le domande cardine intorno a ogni classificazione, perché “pensare è classificare”.

“Che cosa significa la barra di separazione tra il pensare e il clas-sificare? Che cosa mi si domanda, alla fine? Se penso prima di clas-sificare? Se classifico prima di pen-sare? Come classifico ciò che penso? Come penso quando voglio classificare?”

E poiché ogni classificazione reca in sé una struttura gerarchica, forse varrebbe la pena rifarsi allo schema che hanno proposto Brockmann, Horton e Brock (R.J. Brockmann, W. Horton, e K. Brock, , From database to hypertext via electronic publishing: an information odyssey, in The Society of text: hypertext, hypermedia, and the social construction of information, edited by Edward Barrett, Cambridge-London, The MIT Press, 1989).

Alla sequenza, all’albero, alla matrice, la società dell’informazione, che trova nel Web la sua nuova realtà operativa e di supporto, nonché i suoi nuovi fondamenti epistemologici, si sta sostituendo il paradigma della rete, dove gli intrichi e i “sentieri che si biforcano” sembrano essere la nuova “regola”

Wednesday, November 26, 2014

Tassonomie

“Posò la scatola di latta, richiuse il cassetto, riprese la scatola e si voltò. [...] Poco dopo, aperta la scatola, restò lì a guardarne il contenuto, senza toccarlo, provando sempre quella stessa perplessità, quello stesso sgomento. Stette così, in silenzio, la fronte aggrottata, forse per un quarto d’ora, immobile, seduta davanti alla scatola aperta, posata sulla coiffeuse. Dopo un po’ di tempo, con gli occhi che le dolevano e la vista annebbiata, prese a rimuginare con un dito, lentamente tra quegli oggetti alla rinfusa [...] finché, uno dopo l’altro, ne fece l’inventario, e cioè: [...]” (Claude Simon, L’erba, Torino 1961)

La storia dei cataloghi è la storia della conoscenza umana. Catalogare le centoquarantaquattro tribù di Israele, oppure le navi dei Greci alla fonda di fronte a Troia, significa conoscere, riconoscere, ricordare. Il catalogo è una delle prime forme di scrittura, che affida la memoria alla storia.
Enciclopedie,  indici, sillogi, ma anche figuratamente alberi, scale, orti, mappe, biblioteche, sono la reificazione di una tensione essenziale, che aspira a enumerare, ma anche a catalogare, a ordinare, a classificare, in ultima istanza a conoscere.
Il De ortu scientiarum di Roberto Kilwardby, la Bibliotheca mundi di Vincenzo di Beauvais, Le Tresor di BrunettoLatini, gli scritti di Raimondo Lullo, di Alberto Magno, di Ruggero Bacone non sono che gli esempi più eclatanti di una biblioteca di cui la memoria ci ha tramandato probabilmente solo le briciole. Il De proprietatibus rerum di Bartolomeo Anglico, che ebbe enorme successo di pubblico e di cui prima del 1500 si conteranno almeno 14 edizioni a stampa, può essere assunto come esempio tipo. L’indice di quest’opera è anche l’indice generale degli indici del Medioevo e da esso traspare non solo l’universo delle conoscenze, ma anche la sua gerarchia, il suo ordine, la sua essenza:

Prohemium; De Deo et ejus essentia (I); De proprietatibus angelorum (II); De anima et ejus proprietatibus (III); De qualitatibus et humaribus humani corporis (IIII); De partibus humani corporis (V); De etatibus hominis (VI); De infirmitatibus (VII); De mundo et ejus proprietatibus (VIII); De proprietatibus temporis et ejus partibus (IX); De materia et forma (X); De aere et ejus proprietatibus (XI); De avibus (XII); De aquis (XIII); De terra (XIIII); De provintiis (XV); De lapidibus et metallis (XVI); De arboribus et plantis (XVII); De animalibus (XVIII); De coloribus, de odoribus, de saporibus, de liquoribus, de ovis, de numero, de mensuris, de pondere, de instrumentis musicalibus.

Inseguire, lungo le scritture di Francesco Bacone, di Diderot e D’Alembert, di Voltaire e di Linneo, la labirintica storia degli ordinati cataloghi del mondo porterebbe altrove, anche perché altro è lo scopo di queste brevi righe. Quando nel 1751 Carl von Linné (1707-78) pubblicò il Systema Naturae, per la botanica incominciò una nuova era: “dal mondo del pressappoco - si entrò -nell’universo della precisione”.
“Tassonomia”, che dovrebbe più correttamente mantenere la lezione “tassinomia”, perché taxoV è invece l’albero del tasso, è voce dotta che significa catalogazione sistematica (botanica e zoologica) e ha il suo etimo nel sostantivo greco taxiV e nel verbo taxein (= mettere in ordine) e in onoma (= nome). Se la sistematica botanica e zoologica deve la sua paternità a Linneo, il nome tassonomia trova invece origine nella Théorie Elémentaire de la Botanique. Exposition des principes de la classification naturelle et de l’art de décrire et d’étudier les végétaux pubblicata da A.P. de Candolle nel 1813. Così si può leggere: “I vegetali devono quindi essere studiati dal naturalista in quanto essi, essendo gli uni diversi dagli altri, bisogna riconoscerli, descriverli e classificarli”. La Botanica, viene quindi suddivisa in: glossologia, tassonomia, fitografia, sinonimia botanica. E’ nata una nuova scienza. Già nel 1817 N.A. Desvaux recepisce le nuove istanze nel Programme du Cours de Botanique, professé au Jardin des Plantes d’Angers pour 1817 e il nuovo vocabolo entra, seppure con alterne fortune (non mancano le concorrenze della “taxologie” e della “zootaxie”) nell’accademia. Quando nel 1836 Auguste Comte consacrerà la 40° lezione del suo Cours de Philosophie Positive all’ “ensemble de la science biologique” non potrà fare a meno di declamare “la grande hiérarchie biologique”, che diventerà il tema della 42° lezione, intitolata alla “Biotaxique, c’est-à-dire, la coordination hiérarchique de tous les organismes connus ou même possibles, en une seule série gènérale”. (J.L. Fischer e R. Rey, De l’origine et de l’usage des termes Taxinomie - Taxonomie, in “Documents pour l’histoire du vocabulaire scientifique”, 5 (1983), pp.97-113).
In questo spirito si devono comprendere i tentativi, assolutamente significativi ed innovativi, di classificare - e quindi anche di organizzare gerarchicamente e sistematicamente - le cose, i beni materiali, i “prodotti delle arti e delle industrie”: il compito principale delle Commissioni delle Esposizioni, che a partire dai primi anni dell’Ottocento segneranno la vita “pubblica” della rivoluzione industriale.
Il 1862 è l’anno della International Exhibition di Londra, la medesima in cui il senatore De Vincenzi raccolse materiali per il nucleo originario per il Museo Industriale Italiano. L’universo della società tecnologica è organizzato, e sembrerebbe ormai definitivamente cristallizzato - dopo gli innumerevoli tentativi che ancora oggi leggiamo nei verbali delle Commissioni, nei cataloghi delle Mostre, negli elenchi dei Premi - in 36 categorie, che invece sono la fotografia della società (inglese) di quell’anno 1862:

1.   Cave, miniere, metallurgia e prodotti minerali
2.   Sostanze e prodotti chimici e farmaceutici
3.   Sostanze usate come alimentari
4.   Sostanze vegetali e animali utilizzate nelle manifatture
5.   Ferrovie, incluse locomotive e vagoni
6.   Mezzi di trasporto non appartenenti a sistemi ferroviari e tramviari
7.   Macchine per le manifatture e utensili
8.   Macchine in generale
9.   Macchine agricole e accessori
10. Ingegneria civile, architettura e costruzioni
11. Ingegneria militare, armi e accessori, armi portatili
12. Architettura e costruzioni navali
13. Strumenti scientifici e processi dipendenti dal loro uso
14. Apparecchi fotografici e fotografia
15. Orologeria
16. Strumenti musicali
17. Strumenti chirurgici e loro applicazioni
18. Cotone
19.  Lino e canapa
20. Seta e velluti
21. Lana e fibre animali
22. Tappeti
23. Tessuti, filati, feltri come campioni di tintura e di stampa
24. Tappezzerie, pizzi e passamaneria
25. Pelli, pellicce, piume e capelli
26. Cuoio, compresi finimenti e selleria
27. Abbigliamento
28. Carta, oggetti di cartoleria, stampa e legatura
29. Prodotti educativi
30. Arredamento, carta da parati e decorazioni
31. Ferro e oggetti metallicio
32. Coltelleria
33. Oggetti in metalli preziosi e loro imitazioni; gioielleria
34. Oggetti in vetro decorativi e per la casa
35. Ceramiche
36. Articoli da toelette e da viaggio; articoli vari.

Pochi anni dopo tutto sarà differente. E così via attraverso i Dizionari delle arti e delle industrie, i Cataloghi delle vendite per corrispondenza, i Programmi delle materie nelle scuole di ingegneria, sino agli indici delle Pagine gialle e di Internet.
Nel secondo fascicolo della Rivista “Le Genre Humain” del 1982 Georges Perec pubblica un breve saggio dal titolo Penser / Classer. Il Sommario, che precede i brevi paragrafi, nella sua caoticità, mi appare paradigmatico:

“Sommario - Metodi - Domande - Esercizi di vocabolario - Il mondo come puzzle - Utopie - Ventimila leghe sotto i mari - Ragione e pensiero - Gli Esquimesi - L’Esposizione Universale - L’alfabeto - Le classificazioni - Le gerarchie - Come classifico - Borges e i cinesi - Sei Shônagon - Le ineffabili gioie dell’enumerazione - Il Libro dei primati - Bassezza e inferiorità - Il dizionario - Jean Tardieu - Come penso - Aforismi - “In una rete di linee che si intersecano” - Varie - ?”

Scelgo proprio questo confuso (?) indice, come indice per altrettanti spunti, per un indice degli indici degli indici, per un universo tecnologico, di una società che non può non dirsi tecnologica, anche se oggi ama chiamarsi postindustriale, dove la protesi si confonde con l’arto, dove l’artificiale si confonde con il naturale. Paradosso potrebbe forse sembrare tutto ciò a Jorge Luis Borges, sempre vissuto sul filo della tensione essenziale di una biblioteca infinita, ma non è solo così.

Se la tassonomia sia una semplice utopia, o se invece rappresenti il primo passo verso la maturità di una scienza - il riferimento alla tecnologia, all’ingegneria, alla scienza dell’artificiale risulta inevitabile - è problema non solo di ordine pratico, ma “filosofico”. Esso rimane aperto ad un dibattito che non potrà dimenticare di aprirsi sulle frontiere, purtroppo ancora oggi spesso rese invalicabili dalle pretese autoreferenzialità delle singole discipline.

Saturday, May 2, 2020

Esami in Virtual Classroom

Il giorno 5 maggio a partire dalle 14:00 si terranno gli esami che erano previsti per la sessione di marzo scorso. Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.


Tuesday, October 16, 2018

Thursday, November 7, 2019

I paradigmi del fare

Nel mondo artigianale
TAILOR MADE
(fatto su misura)

Nel mondo della tecnica industriale
OFF THE SHELF
(a scaffale, a catalogo)

Il size (la misura standardizzata di un capo di abbigliamento) è invenzione della sartoria militare

Friday, November 16, 2012

What is what?

Cosa è una cosa?

Un affare, aggeggio, apparecchio, arnese, articolo, attrezzo, bazzecola, bene, carabattola, congegno, cosa, dispositivo, entità, ferro, gingillo, macchina, marchingegno, ninnolo, nonnulla, oggetto, pezzo, prodotto, quid, quisquilia, roba, sciocchezza, strumento, suppellettile, utensile. Le cose affollano l’intero alfabeto che farebbe l’en-plein se si aggiungessero, in un multilinguismo etnico, anche le voci di dialetti e lingue aliene: chose, çfare, Dinge, dongxi, dud, kakvo, ma, matter, piece, què, thing, Sache, stuff, truc, zer. E in questo spazio, intitolato alla cose e ai giorni, come non incominciare con una scorribanda tra le cose. Perché le cose sono il substrato, il fondamento della memoria. Quando la Rivista di Sinisgalli e Luraghi, “Civiltà delle Macchine”; nei primi anni ’50 del Novecento affermava che l’Italia che “non è un paese povero” affacciandosi al miracolo economico, le cose più arcane, per esempio gli oggetti che abitano nei Sassi di Matera, trovavano una perfetta armonizzazione con le tecnologie più avanzate. E Adamo, il computer traduttore automatico di Silvio Ceccato, conviveva con la lanterna e l’oliera di latta celebrata da Sinisgalli come archetipi del moderno design, e dimostrava che, come aveva affermato José Ortega y Gasset, senza la tecnica l’uomo non sarebbe mai esistito.
Un tempo le maestre vietavano nei componimenti dei propri allievi l’uso di questa parola troppo comune. Eppure “cosa” è un termine così importante che dimenticarne il ruolo sociale e culturale sarebbe proprio un grave danno in una società che ammaliata dalle sirene della multimedialità, dimentica che viviamo perché siamo immersi in un mondo di cose. La cosa, che alle sue origini latine vede le sue radici nella causa, mentre la res si è trasferita a pieno diritto nel mondo “reale”. Reale e virtuale è il binomio in cui si dibatte la nostra società, postindustriale o postcontemporanea che sia. Il virtuale stupisce nella sua assenza di cose, ma dove sta il fascino del catalogo, materiale e concreto, magari polveroso, di un vecchio solaio?
Nel suo saggio sulle Geografie della memoria (Torino : Einaudi, 2008) Antonella Tarpino afferma che le case sono “testimoni indelebili del trascorrere del tempo e dei volubili sentimenti che lo accompagnano”, Sono tracce di un legame sempre più incerto e fragile tra il passato (prossimo) e il presente, che le riviste patinate, glamour, non riescono a contemplare. La polvere, questa protagonista del tempo, viene mangiata dagli aspirapolvere e da un’infinità di altre “cose” che la pubblicità tecnologica ci propone quotidianamente. Le cose restano e non per nulla il Codice dei beni culturali e del paesaggio all’Articolo 10 afferma “Sono beni culturali le cose immobili e mobili […] che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico.” La nostra storia è fondata sulle cose.
La “roba”, dal provenzale rauba, è invece termine che trova le sue radici nelle lingue germaniche dove roub, raub e rôf sono il bottino di guerra: da qui il nostro “rubare” e così i vizi capitali trionfano, proprio tutti. Ce lo insegna anche la morale che Giovanni Verga pone al centro del suo Mastro Don Gesualdo. La roba è l’insieme delle cose accumulate con avidità, l’idolo di una religione pagana e senza speranza. Più lontano dal nostro mondo, in Cinese, una lingua che prima o poi entrerà anche nel vecchio mondo, la cosa è 东西 (dong xi) e i due ideogrammi che la compongono significano “oriente” e “occidente”. Sarà una profezia?

Vittorio Marchis, artiche appeared on "Avvenire" on September 2, 2010.

Thursday, November 1, 2018

Le cose di casa


Catalogo degli oggetti di casa:
Cose che stanno in cucina
Cose che stanno in soggiorno
Cose che stanno in bagno 
Cose che stanno in camera da letto
Cose che stanno nel ripostiglio
Cose che stanno in solaio o in cantina
Cose che non stanno in casa

Fabio Dei, Oggetti domestici e stili familiari

GLOSSARIO
Oggetti domestici = Household objects, items, effects
Oggetti domestici = Enseres domésticos
Oggetti domestici = Haushaltsgegenständen
Oggetti domestici = Objets domestiques

Monday, December 18, 2017

Gli argomenti dell'esame

LE DOMANDE DELL’ESAME

PROTAGONISTI (della storia delle cose): Galileo Galilei, Edward Tylor, Claude Lévi-Strauss, Georges Perec, Jean Baudrillard, Sigfried Giedion, George Basalla, Henry Petroski, Chris Ware, Leonardo Sinisgalli,  Carl Linné, Bruce Chatwin, Il Briccone Divino, Jonathan Gottschall, Walter Benjamin, Ohran Pamuk, Roland Barthes, Johan Huizinga, Karl Marx, John Ruskin,  Joseph Schumpeter, Marshall McLuhan, Aby Warburg.

CONCETTI (della storia delle cose): la cosa, il bricolage, il documento, la storia, la macchina, l’evoluzione, l’artificiale, la tassonomia, la scienza, la tecnica, le rivoluzioni, la cultura, la mitologia, l’artigianato, l’industria, il fare, l’innovazione, la metafora, il rito, il segno, la norma tecnica, il progetto, la similitudine, la misura, il museo, il monumento, la memoria, il catalogo, l’antropologia, lo strumento, il feticcio, il racconto, il giocattolo, la moda, la pubblicità, le esposizioni, la standardizzazione, il messaggio, i media, il brevetto, il kitsch

COSE (da ritrovare nella Vita istruzioni per l'uso di Georges Perec): libri, utensili, stoviglie, quadri, mobili, giocattoli, strumenti, orologi, soprammobili, abiti, bevande, apparecchi elettrici, monili, meccanismi, lampade e lampadari, strumenti musicali, soprammobili, ricette, calzature, scatole e contenitori, cosmetici, medicinali, giochi di carte e di società, puzzle, immagini religiose, materiali da costruzione, riviste e periodici, mezzi di trasporto, reperti storici, souvenir, reperti naturalistici, kitsch,


punteggio = 8 + 8 + 8 + (6) + (3)

La prova scritta dell'esame porta a un massimo di 24/30 a cui si possono aggiungere i 6/30 (max) del Blog e i 3/30 (max) del test intermedio. In ogni caso con l'orale è possibile incrementare (o diminuire) il voto conseguito. L'esame deve in ogni caso essere ripetuto quando il punteggio della prova scritta sia inferiore a 15/30.

Sunday, October 29, 2017

Le cose delle Pagine Gialle

Anche se le Pagine Gialle stanno scomparendo dalla nostra vita quotidiana sopraffatte dal Web, esse continuano ad essere un catalogo quasi completo degli oggetti della nostra vita comune.




Risultati immagini per yellow pages directory

Thursday, October 24, 2019

STEP #12 - I materiali della cosa

Realizzare una specie di catalogo dei materiali della cosa, guardando anche alle sue "mutazioni" spaziali e temporali.
Fare eventualmente riferimento a qualche descrizione tecnico-letteraria.

Wednesday, May 27, 2020

Appelli di Giugno

01PIPMN     Storia delle cose. Anatomia e antropologia degli oggetti     
26/06/2020    08:00-10:30    Esami orali AULA VIRTUALE 


Gli esami si terranno esclusivamente in forma orale e le domande verteranno sui "protagonisti" e sui "concetti chiave" della storia delle cose. E' pure prevista una domanda sul blog personale nel caso sia stato realizzato secondo le istruzioni fornite a lezione. In ogni caso la materia è stata sempre presentata su questo blog: il testo di riferimento è Maurizio Vitta, Le voci delle cose.


I "protagonisti": Francesco Bacone, Jean Baudrillard, Walter Benjamin, Michel Foucault, Ernest Gombrich, Claude Levi-Strauss, Carlo Linneo, William Morris, Bruno Munari, José Ortega y Gasset, Joseph Paxton, Georges Perec, John Ruskin, Joseph Schumpeter, Leonardo Sinisgalli,Adam Smith, Fiedrich Winslow Taylor Edward Burnett Tylor, Aby Warburg.



I "concetti chiave": Ambiente / Ambient; Arte / Art; Artefatto  / Artifact; Artificiale / Artificial; Artigianato / Craft; Brevetto / Patent; Bricolage / Bricolage; Catalogo / Catalogue; Civiltà / Civilization; Comunicazione / Communication; Consumo Consume; Cosa / Thing; Cultura / Culture; Design / Design; Documento  / Document; Emblemi / Emblems; Esposizione / Exhibition; Fare / to make; Feticcio / Fetish; Industria / Industry; Innovazione / Innovation; Macchina / Engine; Memoria / Memory; Merce /  Goods, Commodity; Misura / Measure; Mito / Myth; Moda / Fashion; Museo / Museum; Narrazione / Storytelling; Norma / Standard; Oggetto / Object; Poesia / Lyrics; Progetto / Project, Design; Protesi / Prosthesis; Pubblicità / Advertisement; Rivoluzione / Revolution; Scatola / Box; Segno / Sign; Spazzatura / Garbage; Standard / Standard; Storia / History; Strumento / Instrument; Tassonomia / Taxonomy; Tecnica / Technology; Utensile / Tool.



Tuesday, December 24, 2019

Le parole / i concetti

Ambiente / Ambient
Arte / Art
Artefatto  / Artifact
Artificiale / Artificial
Artigianato / Craft
Brevetto / Patent
Bricolage / Bricolage
Catalogo / Catalogue
Civiltà / Civilization
Comunicazione / Communication
Consumo Consume
Cosa / Thing
Cultura / Culture
Design / Design
Documento  / Document
Emblemi / Emblems
Esposizione / Exhibition
Fare / to make
Feticcio / Fetish
Industria / Industry
Innovazione / Innovation
Macchina / Engine
Memoria / Memory
Merce /  Goods, Commodity
Misura / Measure
Mito / Myth
Moda / Fashion
Museo / Museum
Narrazione / Storytelling
Norma / Standard
Oggetto / Object
Poesia / Lyrics
Progetto / Project, Design
Protesi / Prosthesis
Pubblicità / Advertisement
Rivoluzione / Revolution
Scatola / Box
Segno / Sign
Spazzatura / Garbage
Standard / Standard
Storia / History
Strumento / Instrument
Tassonomia / Taxonomy
Tecnica / Technology
Utensile / Tool

Monday, October 24, 2016

Dall'artigianato all'industria

Il paradigma dell'artigianato è il TAILOR MADE (ovvero una "cosa" è fatta, è tagliata su misura, senza avere bisogno di regole codificate, ma basata solamente sull'esperienza dell'artigiano, che si forma nell'apprendistato)

Il paradigma dela tecnico industriale  è l' OFF THE SHELF (ovvero i prodotti sono fabbricati perché l'utilizzatore, il compratore li scelga da uno scaffale, da un catalogo. In questo caso devono essere codificate le "misure" il size dei prodotti e il tecnico deve apprendere queste regole frequentando una "scuola tecnica")