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Monday, November 13, 2017

Vilfredo Pareto

La teoria delle funzioni entra in maniera fondamentale nel Manualedi economia politica (1906) di Vilfredo Pareto  dove, partendo dal Capitolo IV, si tratta del “fenomeno dei gusti al piacere che prova l’uomo consumando certe cose o comunque usandone”, per arrivare al Capitolo successivo dove si tratta “degli ostacoli e del modo col quale si superano, ossia lo studio della produzione”, per arrivare nel Capitolo VI all’Equilibrio economico. La “economia matematica” che troverà ampio spazio nell’Appendice al volume con teoremi, dimostrazioni ed esempi, entra in questi capitoli esemplificata in grafi e diagrammi che esprimono le relazioni tipiche della produzione dei beni. Senza dilungarci troppo in queste considerazioni si faccia, a puro titolo di esempio, riferimento ai paragrafi 69 e 70 del Capitolo IV dove si tratta del “colle dell’ofelimità[1]”.

Dalla proprietà dell’ofelimità elementare di una merca decrescere quando cresce la quantità di quella merce a disposizione dell’individuo, segue che il colle dell’ofelimità ha pendenza più aspra alla base, più lieve in alto; somiglia al monte del purgatorio di Dante

Questa montagna è tale.
Che sempre al cominciar disotto è grave,
E quanto più va sa, e men fa male.
Purg., IV, 88-99.                

Per le merci di prima necessità l'analogia è completa

E la costa superba più assai,
Che da mezzo quadrante a centro lista.
Purg., IV, 41-42.


70. Una proprietà di gran momento per la teoria è la seguente. Quando, percorrendo per un certo verso un sentiero rettilineo si principia a scendere, si scende poi sempre seguitando a percorrerlo per lo stesso verso. Invece, se si principia a salire, si può poi scendere. La dimostrazione si darà nell'Appendice; qui ei mostrerà solo la cosa intuitivamente. Pei sentieri del genere di a b è evidente che si sale sempre nel senso della freccia, si discende pel verso opposto. Pei sentieri come m c si sale, pel verso della freccia, sino in c, e poi si cala. Da c in m, procedendo pel verso contrario a quello della freccia, si cala sempre. Perché si potesse salire, sarebbe necessario che, in qualche punto come c", invece di passare dal di sopra al di sotto della linea di indifferenza, come in c', si passasse dal di sopra al di sotto. Ma se ciò accade, la curva che passa in c", dovendo sempre avere la sua tangente che fa un angolo acuto α, come è indicato sulla fig. 39, non può scappare da c" in e, ma deve di necessità inflettersi per andare verso f. Ma quella concavità in h è contraria alla proprietà delle linee di indifferenza; dunque l'ipotesi fatta non può sussistere.


Così nasce la moderna econometria, fondata da un ingegnere, ma ben presto gli interessi, sempre intrisi di un profondo umanesimo cambiano, portando l'autore alla stesura del Trattato di Sociologia generale (1916).


[1] Il termine “ofelimità” derivato dal greco ophélimos 'vantaggioso, utile', fu introdotto da Vifredo Pareto per indicare il valore soggettivo di un bene, determinato in base al piacere derivante dal suo uso o dal suo possesso.

Sunday, October 20, 2019

Le cose nella letteratura

Le cose, anche se non sono "persone" nei romanzi e nei poemi epici spesso entrano nei racconti in maniera diretta e importante e la loro funzione non è solo quella di fornire uno sfondo alle vicende. Le cose sono parte della storia, delle storie. A tale proposito si veda il saggio di Emanuele Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, Torino : Einaudi, 2015.

Intratext è un sito che presenta in versione intratestuale numerosi testi di letteratura, filosofia e religione.


La Divina Commedia, di Dante Alighieri

Le confessioni di un italiano, di Ippolito Nievo

Le opere, di Giovanni Verga




Thursday, January 14, 2021

La cultura materiale nella Divina Commedia

La visione del mondo duecentesca non dimentica la dimensione materiale di una cultura che per molti aspetti ha saputo rinnovarsi proprio nelle arti e nelle professioni. La Commedia dantesca, al di là delle metafore, è molto attenta al sistema tecnologico e produttivo del periodo storico a cui si riferisce. Ne emergono spunti di grande interesse per la comprensione dell’impatto culturale delle tecniche. Le risorse materiali non ricoprono solamente gli elementi vegetali e animali, ma proprio per quanto concerne i minerali si identifica un sistema attento alle nuove dimensioni della metallurgia. Se «metallo» è termine generico che abbraccia ferro, rame, oro e argento, più specificamente l’oro è il metallo più prezioso, l’argento serve per le monete, il rame è rinomato per la sua duttilità, il piombo è famoso per la sua facile fondibilità e per la sua pesantezza, ma disposto dietro una lastra di vetro diventa specchio. Anche le leghe preziose, come il peltro, sono sinonimo di ricchezza. Il ferro è metallo di grande resistenza, e le fornaci alimentate a carbone per la sua fusione sono il simbolo di un’industria ancora alle origini, ma di cui si riconosce la potenzialità. Di ferro sono i martelli, le lime, ma anche le caldaie, tutte le armi bianche e i principali utensili agricoli. I marmi, le pietre da costruzione e in generale i materiali lapidei spaziano dall’alabastro al porfido al pregevole marmo di Carrara, ma anche ai marmi più comuni, alla silice. Non si dimentichino infine, tra le macchine e nei processi. «Al volger ruota di molin terragno», ma anche nel «molin che ’l vento gira», si svolge grande attività non solamente per macinar farina, ma per follar panni, per muovere i mantici delle forge, in cui s’esercita «dal fabbro l’arte del martello». Gli orologi sono il simbolo della perfezione meccanica, tutta «cerc in tempra» e, più delle pietre preziose, gli «oriuoli» diventano simbolo dell’equilibrio  dell’universo. Ma sono il vetro e gli specchi a meglio rappresentare, nel loro assurgere a simbolo, l’innovazione tecnologica. Il vetro è fuso in fornaci simili a quelle usate per i metalli, e presenta all’epoca di Dante ancora molte impurità. Per le vetrate è usato in lastra o in dischi prodotti per centrifugazione della pasta vitrea molle. Dell’arsenale di Venezia, infine, è mirabile la descrizione:

Quale ne l’arzanà de’ Viniziani

bolle l’inverno la tenace pece

a rimpalmare i legni lor non sani

che navigar non ponno – in quella vece

chi fa suo legno novo e chi ristoppa

le coste a quel che più viaggi fece;

chi ribatte da proda e chi da poppa

altri fa remi ed altri volge sarte;

chi terzeruolo ed artimon rintoppa.

I dettagli con cui è descritta la nave, a cui si aggiungono le citazioni sull’albero, l’ancora, la prora, i remi, le sartie, le vele, e ai quali bisogna affiancare una buona conoscenza dell’uso della bussola, stanno a significare quanto fossero importanti le innovazioni ottenute sulle nuove imbarcazioni, che stavano assicurando alla Repubblica veneta il predominio dell’Adriatico.

(V. Marchis, Storia delle macchine, Roma-Bari-Laterza, 2005)

Thursday, December 19, 2019

I protagonisti

Aristotele (13, 17, 24, 72, 104, 135, 153, 189, 236)
Bacone, Francesco (17, 48)
Baudrillard, Jean (156,237)
Benjamin, Walter (21, 136, 173, 201, 206, 227)
Cartesio, Renato (10, 47, 135)
Collodi, Carlo (83)
Dante Alighieri (91)
Diderot, Denis (234)
D'Alembert, Jean Baptiste
Foucault, Michel
Giugiaro, Giorgetto (61, 71)
Gombrich, Ernst
Gottschall, Jonathan
Heidegger, Mrtin (18, 32, 41, 59, 89, 102, 107, 130, 137, 155, 156, 160)
Le Corbusier (35, 89, 97, 119, 167, 198, 218)
Leonardo da Vinci (93)
Lévi-Strauss, Claude (20)
Linneo, Carlo (130)
Marinetti, Tommaso (26)
Morris, William (122)
Munari, Bruno (162, 211, 229)
Ortega y Gasset, José  (66)
Panofski, Erwin (18)
Paxton, Joseph (192)
Perec, Georges (29)
Picasso, Pablo (112, 202)
Ruskin, John (70, 120, 122)
Schumpeter, Joseph
Sinisgalli, Leonardo
Smith, Adam (15, 102)
Swift, Jonathan (25, 49)
Taylor, Frederich Winslow (75,76)
Tylor, Edward Burnett
Vitruvio ((174)
Warburg, Aby

I link sono ai post di questo blog. I numeri tra parentesi indicano le presenze dei protagonisti nel libro Le voci delle cose, di Maurizio Vitta.